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Chi Sono

Questa è la descrizione di me che ho pubblicato nel 2010, quando ho aperto questo blog (per ovvie ragioni qui userò un nome di fantasia, Alba Viola. Ho scelto di omettere in questa sede il mio nome e cognome reali per tutelare la privacy della mia famiglia, dal momento che ho condiviso sul blog frammenti della loro storia) : 

(Gennaio 2010) Avevo più o meno quindici anni quando un uragano si abbatté sulla mia famiglia. Oggi, all'età di 30 anni, sto ancora combattendo per avere una vita normale. Io, la figlia di una madre bipolare. Dopo aver trovato il libro di Angela Grett, My Mother’s Bipolar, So What Am I?, ho aperto questo blog per dare voce ai figli italiani di genitori affetti da malattia mentale, i bambini dimenticati. Spero che sempre di più la famiglia sia protagonista del percorso terapeutico e che venga data finalmente attenzione ai figli minori di pazienti psichiatrici, i quali molto spesso affrontano da soli il disagio mentale del proprio genitore che rifiuta le cure. 

***

(January 2010) I was fifteen when my mother became bipolar. Now I'm 30 and I am still fighting to lead a "normal" life, despite her illness. After having found the book by Angela Grett, My Mother’s Bipolar, So What Am I?, I've opened this blog to speak up for Italian children of mentally ill parents, the forgotten children. I hope that finally attention will be paid to the children of mentally ill parents, who too often are alone in facing the mental disease of their mother and father who refuse treatment.

In quel periodo mia madre stava avendo la sua ultima, grave crisi maniacale ed io ero completamente sopraffatta dalla situazione in cui la sua malattia aveva fatto sprofondare nuovamente la nostra famiglia. Iniziai a cercare informazioni online, in altre lingue. Devo ai miei genitori la mia passione per gli idiomi stranieri e proprio questa caratteristica mi ha salvato! Ho potuto accedere alle informazioni e alle storie pubblicate in Internet in altri paesi da figli che come me avevano affrontato l'uragano della malattia mentale di uno o entrambi i genitori. Per la prima volta ho capito perché fossi diventata la persona che sono, ho scoperto di non essere la sola e ho compreso che tutto ciò che provavo non era frutto di una mia incapacità di reagire alla situazione, ma una reazione più che naturale a un evento devastante troppo più grande di me.

Approfondendo la mia ricerca ho scoperto le iniziative che, nel mondo, hanno portato negli ultimi anni a far uscire i COPMI (Children Of Parents With Mental Illness, Figli di Genitori affetti da Malattia Mentale) dall'invisibilità e a far nascere iniziative specifiche di supporto e di sostegno. Ho subito sentito l'esigenza di fare, nel mio piccolo, qualcosa per portare anche nel mio paese i benefici di quanto hanno iniziato all'estero, consapevole che sarà una strada lunga e che è necessario armarsi di tanta pazienza, perseveranza e capacità di prendersi cura delle proprie energie.

A maggio 2011, sull'esempio di gruppi simili nati negli Stati Uniti e in Canada, ho creato la prima web community in Italia per i figli e le figlie di persone con un disagio mentale, un gruppo Facebook di auto mutuo aiuto in cui offrirci reciprocamente sostegno, condividere informazioni e confrontare le reciproche esperienze.

Sono entrata in contatto con i miei pari in Canada, Stati Uniti e Australia e insieme e grazie a loro è nata la compartecipazione, come gruppo, alla prima conferenza internazionale sui Figli di Genitori con un Disagio Mentale tenutasi a Vancouver nel maggio del 2012. In quell'occasione sono stata co-speaker in un workshop sul ruolo dei social networks nel peer support per i figli e le figlie di genitori affetti da una malattia mentale. Un'esperienza preziosa, emozionante e dolorosa al tempo stesso, come lo è ripercorrere il proprio passato e guardarlo con nuovi occhi dopo un lungo cammino.

A novembre 2012 ho avuto l'opportunità, grazie a Contatto Onlus, di partecipare come co-speaker alla conferenza internazionale WAPR svoltasi a Milano. Ho fatto parte del workshop sui "Forgotten Children" (I Figli Dimenticati), co-condotto dal Dott. Edoardo Re e dalla neuropsichiatra finlandese Tytti Solantaus, che da anni lavora nel suo paese per la prevenzione e la promozione della resilienza nei figli dei pazienti psichiatrici. La mia presentazione, dal titolo "When Psychiatric Patients Are Also Parents: consequences of parental mental illness on children and inclusive strategies in a family-centered rehabilitation" (Quando i Pazienti Psichiatrici sono anche Genitori: conseguenze della malattia mentale del genitore sui figli e strategie inclusive in una riabilitazione centrata sulla famiglia), è stata molto apprezzata. Spero di poter presto ripetere quest'esperienza in altri contesti: abbiamo tanto bisogno che si parli di noi, che si accenda una luce su questa realtà e si inizino a creare iniziative di supporto per permettere a bambini e adolescenti di non pagare sulla propria pelle le conseguenze di un disagio di cui né loro, né i loro genitori, hanno colpa.

Tante persone mi hanno contattato in questi anni, figli e figlie, ma anche madri e padri. Nelle loro parole la gioia, nel dolore, di scoprire di non essere i soli e la voglia, condivisa, che si possa contare in futuro su un maggior sostegno alle famiglie che vivono spesso in isolamento il disagio psichico, con particolare attenzione ai minori i cui genitori attraversano un periodo difficile.

Una delle mie priorità è far conoscere il disagio vissuto spesso in silenzio e solitudine da tanti bambini e adolescenti, ma anche giovani adulti e adulti, i cui genitori non sono consapevoli del proprio disturbo e per questo rifiutano le cure. Sono stata una di loro e tante sofferenze sarebbero state risparmiate a me, a mia madre e a mio padre, se avessimo potuto accedere alle informazioni e alle risorse che sono nate ad esempio negli ultimi vent'anni in Australia, paese attualmente all'avanguardia nel campo del supporto ai figli di persone con un disagio mentale e alla riabilitazione incentrata sull'intero nucleo familiare.

[TO BE CONTINUED...]

Grazie ancora una volta a tutti voi, silenti e non, che siete passati di qua! E' anche grazie a voi se ho la forza di continuare.


81 commenti:

CimiteroDiParole ha detto...

Cara Stefania, ho trovato adesso il Tuo blog e vorrei manifestarTi tutta la mia vicinanza e Amicizia. Io sono vittima di violenza psicologica da sempre, vittima di mia madre. Tutto questo l'ho raccontato anch'io in un blog che non curo in maniera regolare purtroppo ma che vorrei potesse diventare il germe di una qualche forma di associazione di "VITTIME". Anche mia madre è "malata" di sociopatia acuta ma non è stato possibile farla curare in qualche modo(Tu sai il perchè purtroppo). Lei non è pericolosa per sè e per gli altri, si lava, si gestisce benissimo soldi e proprietà. MA è MALATA.
Non mi dilungo oltre. Ho scritto di getto queste poche frasi x lasciarTi la mia testimonianza e offrirTi la mia Amicizia virtuale.
Il mio racconto lo potrai trovare su http://cimiterodiparole.blogspot.it/

Un abbraccio forte a Te e a Tuo padre, Grazie

Electric Ladyland ha detto...

Ciao e benvenuto! Ti ringrazio davvero molto per avermi scritto. Grazie alle vostre testimonianze mi rendo sempre più conto di quanto variegate siano le nostre storie di figli... Ciascuno di noi ha conosciuto aspetti differenti della malattia del genitore (o di entrambi) e subìto conseguenze che cambiano da famiglia a famiglia e che richiedono un diverso tipo di lavoro su noi stessi per essere sanate.

Ho letto un po' della tua storia sul tuo blog e ti faccio i complimenti per aver resistito ed esserti saputo risollevare da tanta sofferenza. Di sicuro le ferite dell'anima sono profonde e dolorose ancora adesso, ma ti auguro di cuore di poter conquistare giorno dopo giorno la tua felicità.

Non è facile, lo vivo anch'io sulla mia pelle, ma l'unico modo per ricominciare a vivere è riuscire a elaborare il proprio passato (meglio se con l'aiuto di un terapeuta esperto), esprimendo anche, se necessario, tutta la rabbia e l'odio che sono rimasti intrappolati dentro di noi e che mai hanno potuto essere vissuti in maniera sana e costruttiva per noi.

Il mio desiderio, che credo accomuna molti di noi, è quello di riuscire gradualmente a lasciar andare finalmente il passato - conservando ciò che grazie ad esso ho imparato - per rinascere a una nuova vita. In qualche modo è un viaggio che può durare tutta l'esistenza, in cui ogni giorno possiamo continuare a sorprenderci nel conoscere e (ri)conoscere parti di noi stessi. A piccoli passi, via via più grandi, possiamo imparare a superare nuovi limiti e scoprire in noi risorse che credevamo perdute o non sapevamo nemmeno di possedere. E' emozionante...

Ti abbraccio,
Stefania.

cimiterodiparole ha detto...

Ho elaborato per anni tutto quanto è poi scaturito in cimitero di parole. E la risposta definitiva che mi sono dato è stata mettere a disposizione la mia esperienza impegnandomi affinchè nel mio piccolo qualche lumino nel buio inizi ad accendersi. E da quei lumini nutro la speranza che un domani piano piano possa scaturire una luce vivificatrice...

Electric Ladyland ha detto...

... e spero che presto accanto al cimitero possa nascere un bellissimo giardino di parole, in cui il passato si trasforma diventando concime per il futuro!

farfa ha detto...

II parte
Insomma, a cosa è abituata la figlia di una bipolare? Alla sofferenza. Se non c’è se la crea da sola…Se può, verso di sé. Quante volte ho pensato di farla finita…Oppure se non ce la fa, si crea da sé situazioni che non vorrebbe mai creare (lucidamente), ma poiché è abituata al dolore e non sa gestire la gioia, la serenità, l’equilibrio in un rapporto con l’altro, che gioco forza somiglia a quello materno, che non ha mai potuto vivere (potrebbe definirsi orfana di madre…), prima o poi arriva l’atteggiamento autolesionistico…Scaravento un boomerang addosso all’altra persona, che può far male sicuramente tanto, ma non quanto il colpo del ‘ritorno’ su di sé…su di me, appunto. Perdere questa persona significherebbe perdere una parte di vita, bella e positiva, che speravo di aver creato. A fatica, lottando contro tutte le angosce che mi opprimono ogni volta che inizio una relazione con una persona che sento affine a me e che sento che prova per me un bene autentico. Ma le persone non sono rocce e non posso pretendere dagli altri quello che solo i miei genitori, in particolare mia madre avrebbe dovuto darmi. Il bene dei tuoi genitori non potrà mai dartelo nessuno, a meno che non ci siano delle figure sostitutive. Io non le ho avute e ciò nonostante ho dovuto e devo essere costantemente un, anzi il riferimento per mia madre. Senza le istruzioni…Sul mosaico della mia vita, manca molto…Non ho frequentato l’università (…mi sono laureata a distanza, diciamo così), non ho mai fatto un viaggio all’estero, non ho mai avuto una relazione stabile con un ragazzo, perché non sono in grado e probabilmente neppure m’interessa, viste le problematiche, non ho amiche che si possano dire tali. Nessuno si avvicina più di tanto a te, quando scopre quello che ti sta intorno o forse dovrei dire ‘addosso’…Ho troppi condizionamenti e vincoli, per l’happy hour, non ho la testa per i divertimenti fine a se stessi, non so reggere relazioni vanesie o assistenzialiste, non so cosa sia la libertà di vivere, ma in realtà ciò che mi pesa è non avere spensieratezza, ottimismo e autostima…Mi pesa non volermi bene e continuare a farmi del male...E piango tutti i giorni pensando di aver fatto soffrire l’unica persona, che avrebbe potuto dare un senso alla mia vita. Ti scrivo in un momento di profonda angoscia. Questo è il mio contributo per le storie che stai raccogliendo. Questa è la mia storia, in poche parole. Il mio nome è Francesca. Chi sono non lo so nemmeno io. Grazie per la lettura/ascolto.
Un caro augurio per la tua vita.
F

farfa ha detto...

I parte
Cara Stefania, mi trovo sul tuo blog non per caso. Sono anch’io figlia di una madre bipolare ma diversamente da te, dalla nascita o giù di lì. Non so cosa sia meglio se crescere con una madre normale fino ai 16 anni o avere una madre ‘debole’ da quando vieni al mondo…Ora ho 34 anni e, ti sembrerà strano, ma tutto il malessere che finora ho soffocato sta venendo fuori ed è un fiume in piena…Il trauma che ho vissuto da piccola, da adolescente e ora da adulta è pressoché costante, anche se non so per quale motivo ora il disagio si fa maggiore…Forse perché, non ho più distrazioni o doveri sociali (gli amici dell’infanzia, la scuola, l’università…). Ora sono io con il mio dolore. Perché non è tanto badare a mia madre che mi spaventa,quanto ricostruire me stessa…E poiché solo ora,si può dire, mi sto accorgendo che io non so chi sono!!!!(certo qualche avvisaglia,si è sempre presentata ciclicamente…)…A destarmi del tutto è stata la lettura di un articolo scritto dalla dottoressa Janelle M. Hallman che in America cura i disturbi delle persone che a causa di traumi infantili, sviluppati all’interno del rapporto madre-figlia, non maturano una chiara identità, ovviamente anche di natura sessuale. Un giorno ero terribilmente afflitta dai miei soliti interrogativi sulla mia identità sessuale…So di essere eterosessuale, ma dall’adolescenza ogni volta che una figura femminile mi si presenta davanti nella sua sicurezza, forza, dolcezza e attenzione nei miei confronti io mi sciolgo…e non so più chi sono, diventando quasi dipendente. Sembra proprio che io ricostruisca con queste persone il rapporto madre-bambina, sano e rassicurante, costante e coerente che non ho mai avuto. Nessuna figura è stata tanto presente, attenta, dolce come una donna di 40 anni che ho conosciuto quest’anno…Lei è single e molto sensibile. Mi sa ascoltare, è sempre presente, come può, è luminosa e rassicurante…ha alle spalle una grandissima sofferenza seppure diversa dalla mia e ci capiamo molto…Anch’io cerco di starle vicino, ma purtroppo è evidente che il soggetto debole sono io e questo emerge spesso, senza che io lo voglia…Nell’orizzonte cupo e asfissiante della mia vita lei rappresenta una stella meravigliosa,ma per i miei problemi, che lei non ha colto del tutto (nel senso che ha cognizione del contesto, ma non di quello che può aver scatenato in me…Può fare delle ipotesi ma non può arrivare a cogliere questo disturbo identitario che ti mina l’esistenza dalle fondamenta, ti impedisce di costruire una stabile autostima o un’autostima tout court, ti inchioda a sensi di colpa ricorrenti, ti sfianca con continue ossessioni, dal masochismo morale ad altre più semplici ma comunqie fastidiose…), sto rovinando questo rapporto. Ti scrivo dopo il mio ennesimo incomprensibile comportamento incoerente e gratuitamente aggressivo (via sms...)…Non ti parlo di parolacce - ci mancherebbe! - ma di discorsi polemici su cose banali che non vorrei mai fare, ma che inconsciamente elaboro per scatenare da parte sua chiusura, il rischio di abbandono…probabilmente per ingenerare situazioni viste e riviste da piccola (quando mia madre mi abbandonava per l’ennesima cura in ospedale ed io non capivo perché…e quando tornava era tutto un suo pianto o se andava bene, io dovevo comunque comportarmi come se niente fosse, fare la brava bambina-ragazzina, che sennò poi chi lo sentiva mio padre, che non è sparito del tutto subito-ci ha lasciato definitivamente quando avevo 20 anni-…no, diciamo che la sua figura inconsistente, assente e recriminante insieme, si è diluita negli anni, con sparizioni sempre più lunghe…).

Electric Ladyland ha detto...

Grazie, Francesca, per aver scritto la tua testimonianza. Nonostante il momento di angoscia che stai vivendo, leggo nelle tue parole una grande consapevolezza che è ammirevole e che spero possa essere per te lo slancio per impedire al tuo passato di nuocere ancora alla tua felicità. Ti auguro di cuore di trovare la chiave giusta per spezzare lo schema di comportamento che hai individuato in te e che ti impedisce di vivere appieno... ogni volta è una sfida e non sempre è facile passare dalla consapevolezza al cambiamento, ma è sempre bene ricordare e ricordarci che il futuro non è affatto scritto e che possiamo, anzi dobbiamo, concederci sempre la possibilità di continuare a provare.

Il nostro passato non deve essere necessariamente una condanna, se riusciamo a trovare e a mettere in campo ogni risorsa possibile per spezzare le "catene" metaforiche che ci legano e diventare ogni giorno di più quello che veramente siamo. A me sta aiutando molto lavorare con una terapeuta, amo dire che la terapia è una cassetta degli attrezzi che mi aiuta a rinforzare le difese interiori e ad affrontare al meglio le intemperie dell' "inverno", ma anche i momenti di gioia, permettendomi di imparare a neutralizzare i tentativi di autosabotaggio e di valorizzare i miei punti di forza. Anche per me è stato, e a volte lo è ancora, molto difficile imparare a rilassarmi e godere della felicità, come se un pericolo incombente fosse sempre dietro l'angolo.

E' difficile per chi è dovuto crescere con la guardia sempre alta in casa riuscire a lasciar andare quel meccanismo che un tempo ci è servito per la nostra sopravvivenza e abbracciare un nuovo modo di vivere la vita... ma non impossibile. Me ne rendo sempre più conto, quando noto i piccoli grandi progressi che ho fatto e continuo a fare... Auguro anche a te di poter andare sempre più alla (ri)scoperta di te stessa, dei tuoi limiti e delle tue possibilità, e di poter godere appieno dei momenti di felicità.

Un abbraccio grande,
Stefania.

Anonimo ha detto...

Piacere...sono Claudia...mi rendo conto di non essere forse molto in tema con il blog, in quanto la persona che soffre di bipolarismo nella mia vita è il mio ragazzo...oggi, come accade spesso, è una classica giornata no, e di rito, non so nemmeno io perché, quando succede mi ritrovo su internet a cercare articoli, gruppi, forum, che trattano l'argomento, forse per sentirmi meno inutile, e così sono arrivata qui...leggendo il blog, mi è venuta voglia di scrivere, ed è la prima volta che lo faccio, nonostante le tremila registrazioni ai più svariati siti che leggo ogni notte,e non so bene nemmeno io cosa scrivere, tranne che amo moltissimo il mio ragazzo, anche se non nego di aver pensato molte volte di lasciarlo, perché è tutto così fottutamente difficile (concedimi il termine)e leggere la posizione di un figlio, rispetto a questo disturbo, ridimensiona forse la mia situazione, perché io ho scelto di averlo nella mia vita,a un figlio questa scelta non è concessa, è per questo forse che non ho mai espresso il mio stato d'animo, a volte credo di non averne il diritto, ma oggi, bhè oggi è proprio una giornata no....grazie...

Electric Ladyland ha detto...

Ciao Claudia, benvenuta! Il tuo commento mi ha fatto molto piacere... Hai centrato un punto che mi sta molto a cuore e ti ringrazio per averne parlato.
Se è vero che non si sceglie nemmeno di chi innamorarsi, è vero anche che il fatto che un figlio o una figlia non possa scegliere dove nascere è un fattore che incide soprattutto nel caso di bambini e adolescenti, per i quali anche solo potersi allontanare da un nucleo familiare in cui il clima non è (più) sereno è molto più difficile che per un adulto e spesso continua ad esserlo anche dopo il raggiungimento della maggiore età per vari fattori (economici, legati al senso di colpa e/o alla paura, per citarne alcuni).

Non che l'allontanamento sia la soluzione auspicabile, quello che ogni figlio vorrebbe è che il genitore sia sereno e in salute e che la sua malattia venga presa in carico e curata da chi di dovere, ma laddove questo non sia possibile per varie ragioni, è necessario fare in modo che un figlio o una figlia possano ugualmente vivere la loro vita e godere di tutte le opportunità e la spensieratezza riservate ai loro coetanei. I figli non possono e non devono sostituirsi ai medici, né possono farsi carico di un disturbo così complesso a scapito della loro stessa salute. E anzi, prima ci si attiva per garantire supporto adeguato ai minori, maggiori sono le probabilità di spezzare la catena intergenerazionale della malattia e di favorire nei figli la resilienza, la capacità di rinascere da situazioni difficili tirando fuori da sé risorse inaspettate.

Se la sofferenza e/o le difficoltà che si provano davanti alla malattia di una persona cara ci accomunano tutti, diverse sono le implicazioni della malattia psichiatrica nella relazione genitore-figlio, di per sé già complessa e articolata, figuriamoci quando insorge un disturbo subdolo e complesso da comprendere e accettare come quello psichiatrico, sia per chi lo vive sulla propria pelle che per chi si trova a viverlo di riflesso.

Sai, quando scrivi che a volte credi di non avere il diritto di esternare il tuo stato d'animo mi sento molto vicina al tuo sentimento... che ho scoperto essere comune a molti figli di persone affette da disturbi psichici (ma anche ai loro familiari e amici). Io, e come me molti altri, ho pensato per tanti anni di non avere il diritto di sfogarmi, di esprimere la sofferenza e il dolore che quanto capitato alla mia famiglia mi ha fatto provare, perché non ero (e non sono) io la persona malata. Ed è purtroppo un modo di pensare molto diffuso anche all'esterno. Questo porta però a ignorare un dato di fatto, e cioè che, pur non avendo la malattia, si soffre molto, anche se in maniera certamente diversa, è comunque una sofferenza che ha diritto al suo spazio di ascolto e che alla lunga, se ignorata, può degenerare in disturbi maggiori (sia fisici che psicologici).
Ho imparato sulla mia pelle che è fondamentale non giudicare mai il dolore degli altri come meno importante del proprio, anche se non sempre è facile. Tenersi tutto dentro non fa bene e sfogarci con chi può capirci senza giudicarci ci permette di alleggerire un po' il carico che portiamo sulle nostre spalle e recuperare le forze, qualsiasi sia il nostro percorso, il nostro vissuto, il nostro dolore. E' più difficile dare empatia quando non la si riceve... il lato positivo è che si può imparare anche l'autoempatia e trovare in noi la comprensione che non sempre è facile trovare all'esterno.

Ti abbraccio forte e ti auguro di riuscire a superare al meglio questo momento difficile.
Stefania.

Anonimo ha detto...

Mi chiamo Jennifer e sono la figlia di una madre bipolare. Ho 19 anni e per tutto questo tempo mi sono convinta di essere nata e cresciuta forte..in grado di superare qualsiasi difficoltà e di potermene andare via un giorno in modo di cominciare finalmente una vita tutta mia ma adesso che mi sento nel bel mezzo di una crisi di identità tutte le speranze e tutte le credenze che avevo sono scivolate inesorabilmente via.. La gente mi conosce come una persona solare.. ma non è a conoscenza di tutti i retroscena: io che combatto per rimanere sana, per proteggermi e per vivere bene.. Sono e mi sento completamente sola..non ho un unico appiglio.. infatti la storia della mia vita è in brevis questa: mia nonna, che perde i genitori da giovanissima e si ritrova a dover fare da mamma ad altri 5 fratelli/sorelle, la quale incontra mio nonno, il quale ha litigato con la famiglia ed è quindi in atto una faida familiare da anni e anni, che litigano di continuo.. non si sopportano, non comprendono e non cercano di alleviarmi la situazione..ma anzi con la loro ristrettezza mentale la complicano..e in più c'è l'unico fratello di mia madre.. che ha un caratteraccio non da poco e che l'ha sempre odiata.. quindi ulteriori litigi anche tra di loro (in cui fino ad poco tempo fa ero presa di mira anche io) ..per completare il quadro c'è mio padre..o meglio il mio non-padre che da quando avevo 2 anni ha iniziato una vita parallela fatta di litigi, tradimenti, droga , alcol, droga fino al divorzio con mamma alla mia età di 5 anni. E poi ci siamo io e mamma. Lei perse 2 bambini quando io avevo rispettivamente un anno e 2 anni... e da allora non si riprese più per i seguenti 5 anni..durante i quali vissi con i miei nonni.. poi ritornò con il suo carattere apparentemente forte e 3 anni fa (quando ha smesso di assumere farmaci) ecco la ricaduta.. tra di noi ci son sempre stati litigi..lei non è stata mai bene con se stessa...mi ha sempre denigrata, insultata..sembrava che il suo fine fosse quello di farmi sentire una m***...e adesso che è risprofondata mi chiede perdono..chiede di starle accanto..che ha sbagliato tutto etc etc.. e dice che son crudele a non curarmi di lei.. e anche la mia famiglia (che forse è anche peggio di lei) ma non capisce/capiscono quanto ho sofferto in questi anni? mi sono sempre sentita sola, incompresa e indifesa nel profondo.. e adesso non so più che fare... Grazie per l'attenzione.. avevo bisogno di uno sfogo con persone che capiscano la mia situazione perché l'hanno vissuta in prima persona..

Electric Ladyland ha detto...

Ciao Jennifer, benvenuta. Grazie a te per aver lasciato la tua preziosa testimonianza. Fare uscire le nostre storie dal buio è molto importante perché le cose cambino, almeno per le prossime generazioni.

Sei una ragazza in gamba e hai già vissuto molti eventi dolorosi nella tua vita. Posso capire quanto sia difficile dover provvedere da sola a proteggere la tua salute. Le dinamiche familiari in queste situazioni sono sempre molto complesse e contorte e ci si ritrova spesso al centro a dover fare i conti con il senso di colpa, la rabbia e l'urgenza di trovare una via d'uscita per stare meglio.

Posso solo dirti che uno dei criteri che mi hanno guidata negli ultimi anni è stato smettere di fare più di quanto la mia energia (fisica e mentale) mi consentisse. Per lavorare sul senso di colpa e poter iniziare a costruire la mia vita lontano da mia madre, per un periodo mi sono avvalsa di un sostegno psicologico. Per noi che viviamo con un genitore (o entrambi) affetti da grave disagio psichico, anche andar via di casa e diventare adulti non è un processo così automatico come per altri coetanei. E' perciò normale che non sempre da soli riusciamo a compiere questo passo senza troppi strascichi dentro di noi.

Quello che posso dirti è: prenditi cura più che puoi della tua vita. Hai diritto alla felicità, a costruire per te il posto sicuro in cui poter coltivare i tuoi sogni e vivere serena. E' molto difficile per le persone che non lo vivono sulla propria pelle capire che questo non è egoismo, ma onorare la vita - l'unica - che ci è stata data e fare tutto ciò che è in nostro potere per occuparci al meglio del nostro corpo e della nostra mente e per non sprecare le potenzialità che abbiamo in noi.

Il disturbo psichico è una malattia che necessita di cure adeguate e - pur essendo importante l'apporto dei familiari nella riabilitazione - non può e non deve essere curato dai figli, specie se nell'età dello sviluppo.
Per questo ci sono i medici, le cure farmacologiche e la psicoterapia. Laddove non c'è accettazione di malattia nel genitore non è giusto che un figlio debba sacrificare se stesso a scapito della sua stessa salute.

Io ti auguro, e lo auguro ai tanti figli che vivono una situazione simile alla tua (e che è stata anche la mia), che tua madre venga curata e ritrovi la sua salute. Ma più di tutto auguro a te tutta la forza che ti occorre per proteggere te stessa, nonostante intorno a te al momento nessuno sembri capirti.
Con il tempo troverai altre persone a cui aprire il tuo cuore e da cui sentirti accolta e compresa.

Ti mando un abbraccio fortissimo e un grande in bocca al lupo per la tua vita!

Stefania.

L ha detto...

Ciao a tutti.è la prima volta che trovo un blog come questo dove posso esprimere la mia difficoltà di figlia di bipolare. ho 25 anni e mio padre è affetto da questa patologia da sempre, o almeno da quando io ne ho memoria. Tutta la mia vita è stata plasmata sui sui cicli depressivi e maniacali, con evidenti conseguenze sulla salute della mia famiglia. Oggi ho 25 anni, una madre e due sorelle più piccole, mio padre è nella fase maniacale e siamo arrivati al limite. io non credo di riuscire a superare un altro moento come questo e neanche la mia famiglia. Lui rifiuta di ammettere la malattia e non si vede la luce. la sua aggressività sta eccedendo i limiti del possibile e nessuno ci può dare assistenza.
Se qualcuno può darmi informazioni,potrebbe essermi di grande aiuto.
Ho parlato con il medico che lo aveva in cura e l'unica cosa che ne ha tirato fuori è che occorre aspettare che torni in fase depressiva e così ,un altalena per il resto della vita.
le mie sorelle sono ancora piccole ded io sono davvero molto preoccupata per la mia famiglia e per me.questa volta non so se avrò le risorse per aspettare che tutto passi.
Grazie per la disponibilità,
L

Electric Ladyland ha detto...

Ciao L,

benvenuta e grazie di cuore per aver scelto questo blog per raccontare un po' della tua storia. Mi rivedo molto in te, mi trovavo in una situazione simile alla tua quando ho aperto il blog, tre anni fa... Nel mio caso l'unica soluzione per mettere fine allo strazio che la mia famiglia ed io stavamo vivendo è stato richiedere un TSO. Per richiederlo ho dovuto attendere un momento in cui avessi maggiori chances di vederlo attuato, ovvero durante la fase maniacale in cui mia mamma compiva azioni che potessero rappresentare la prova che necessitasse un ricovero forzato. E' stato dolorosissimo e difficilissimo. Vivevo in casa con lei e mio padre e non potevo farmi scoprire mentre chiamavo il 118. In più dovetti discutere a lungo al telefono con l'operatore del 118 che rifiutava di mandarmi l'ambulanza, minacciando che, se non mi fossi calmata, il TSO l'avrebbero fatto a me e aggiungendo altri suggerimenti inattuabili, come accompagnare io mia madre in auto in una clinica psichiatrica... cosa che sappiamo bene essere impossibile da fare con un genitore in preda ai deliri e che rifiuta le cure! Alla fine, dopo un'accesa discussione, finalmente mi hanno fatto chiamare dal medico di guardia di turno quel giorno, che fortunatamente (perché di fortuna si è trattato!) ha preso a cuore la mia situazione e ha fatto il possibile per aiutarmi e far ricoverare mia madre, non senza una lunga trattativa, senza esito, e l'aver dovuto convincere i carabinieri - increduli del fatto che mia madre necessitasse un TSO, dato che riesce a mostrarsi lucidissima davanti a estranei! - a scortare mia madre in ambulanza (neanche fosse una criminale!). Dopo questo iter infernale, però, finalmente mia madre è stata curata e stavolta decisi di tentare il tutto per tutto.

[CONTINUA...]

Electric Ladyland ha detto...


Mentre era ricoverata ho fatto in modo di reperire tutta la documentazione sul suo caso, cartelle cliniche e altro, per avere il quadro completo della sua storia e, quindi, strumenti migliori per agire nel suo bene e per quello della mia famiglia. Nel mese di ricovero in spdc e nel mese successivo in clinica psichiatrica ho ogni giorno parlato con lei, forte del fatto che si trovasse fuori casa e in cura con i farmaci e, quindi, in un contesto non pericoloso per me, spiegandole la sua malattia e tutti i rischi che avrebbe corso interrompendo nuovamente le cure. Le ho poi fatto presente che se avesse nuovamente deciso in futuro di non curarsi, io non ci sarei più stata per lei, non avrei più avuto la forza di rimettere a posto i cocci lasciati in giro dalla sua malattia. Insomma, per come ho potuto, le ho messo in mano la responsabilità della sua malattia, dandole gli strumenti di consapevolezza che le mancavano per comprendere il suo stato e come conviverci.

Oggi è stato ampiamente dimostrato da molti studi quanto la psicoeducazione sia basilare per prevenire le ricadute in questo tipo di malattie. Ovviamente non sarebbe stato compito mio fare quanto ho fatto, non intendevo e non intendo assolutamente sostituirmi ai medici, ma purtroppo fino a quel momento non abbiamo avuto la fortuna di incrociare psichiatri che praticassero la psicoeducazione in abbinamento agli psicofarmaci e ne abbiamo pagato le conseguenze sulla nostra pelle.

Quando ti trovi alle strette, se nessuno lo fa, le provi tutte, ma è necessario che ciascuno di noi valuti se si trova in circostanze che consentano di agire in sicurezza e senza rischiare la propria incolumità. Cara L, se puoi, cerca un luogo sicuro dove rifugiarti se la situazione dovesse precipitare... cerca, se possibile, un aiuto professionale per te, per ritrovare le forze in questo momento così duro da affrontare, a me ha aiutato molto il supporto di una psicoterapeuta. Prima di valutare come intervenire per aiutare tuo padre e la tua famiglia, predisponi, se ti è possibile, un luogo sicuro per te e per i tuoi cari, dal quale poter agire senza rischiare...
Non so in che zona ti trovi, ma ti invito intanto a dare un'occhiata nel blog, dove ho messo i riferimenti a Progetto Itaca, un'associazione che permette di contattare telefonicamente o via chat operatori che possono darti indicazioni utili, e dove puoi trovare i link ad altre associazioni presenti in Italia.

Riscrivimi pure, se ne avessi bisogno.

Ti abbraccio forte,
Stefania.

Francesca ha detto...

Cara Stefania, purtroppo anch'io condivido con tutte voi questa grande disgrazia: mia mamma non solo è schizofrenica ma già operata per diversi tumori e piena di malattie, dorme tutto il giorno e ha intestata una proprietà che dovrà passare a me d'ufficio perchè non ci riconosce più, sente rumori inesistenti, diavoli e altre cose del genere. Lo psichiatra la fa dormire sempre ma noi abbiamo chiesto il ricovero a vita, come funziona la legge in questo senso? Grazie
Francesca

Electric Ladyland ha detto...

Ciao Francesca, benvenuta. Su questa questione specifica purtroppo non sono in grado di aiutarti, non ho le giuste competenze in merito. Puoi provare a contattare questa associazione, al loro interno ci sono anche avvocati che si intendono dell'aspetto legislativo legato alla malattia mentale. Questo è il link al loro sito:
http://www.arap.it/index.php?option=com_content&view=article&id=22&Itemid=33&lang=it

Un abbraccio e spero possano darti indicazioni utili al tuo caso.

Anonimo ha detto...

Bello questo blog. Complimenti.
Ho avuto come molti qui la sfortuna di avere una madre psicotica.
Purtroppo e’ vero, l’attenzione ai figli dei malati mentali e direi ai loro familiari in generale e’ nulla.
La psicosi, la malattia mentale, fa focalizzare l’attenzione sul malato e tutto il resto non conta. E’ un approccio sbagliato ovviamente, ma nessuno o pochissimi, tra gli addetti ai lavori, lo capisce. Del resto molti, tra psichiatri e psicologi, non hanno la sensibilità e probabilmente nemmeno la preparazione, per capire la malattia mentale e l’enorme carico di sofferenza che porta con se.
Il disagio viene delegato alle famiglie che sono impreparate a gestirlo, in un circolo vizioso che non puo’ che degenerare nel tempo.
Ho faticato molto a uscire dalla mia famiglia d’origine, molti anni fa. Moltissimo. Alla fine ce l’ho fatta e mi sono auto costruito, con tanti anni di analisi personale e profonda sofferenza. Sto procedendo nella mia vita, direi anche bene, ma loro, i miei genitori, sono ancora li, con mia madre sempre in profonde crisi che ti fa sentire perennemente in colpa per aver scelto di non sprofondare con lei. La malattia mentale lega in un nodo patologico di sentimenti contrastanti. Razionalmente so bene che mia madre sta male e che è una vittima della sua patologia, affettivamente provo molta rabbia.
Gli anni passano e sto pensando a come poter riuscire a gestire la situazione. Adesso per fortuna ho mio padre che riesce a badare a mia madre, ma un domani non so. Strutture adeguate non ci sono, perche’ questo sarebbe da fare. Ricoverare in strutture umane che possano dare un contenimento ai malati e un po’ sollievo e stabilità affettiva alle famiglie.
Invece della malattia mentale si e’ fatto negli anni, dopo Basaglia, un caso politico. Si e’ formata un’ideologia per la quale la malattia mentale sembra non esistere.
Ma e’ molto facile e comodo pensare in questo modo, per quegli psichiatri che quando alla sera tornano a casa e si possono rilassare e confortare in una famiglia normale. Sarebbe da vedere se chi ha il potere delle decisioni e opera nella stanza dei bottoni avesse un familiare schizofrenico da gestire senza aiuti. Le cose cambierebbero nel giro di
poco.
L’unica possibilità è trovare un sistema di gestione adeguato, perche’ dalla malattia mentale non si guarisce. Si puo’ pero’ tenere sotto controllo.

Cristiano

Electric Ladyland ha detto...

Ciao Cristiano, benvenuto! Grazie per la tua testimonianza. Hai scritto pensieri e parole che condivido. Un abbraccio!

Liliana ha detto...

Ciao e complimenti Stefania per il tuo lavoro al blog. Mi chiamo Liliana e sono di origine romena, da vent'anni in Italia.Anch'io sono figlia di un padre bipolare, alcolizzato, con vari TSO e ricoveri di mesi dei manicomi rumeni, che adesso non c'è più, di un fratello suicida a 24 anni, madre di 2 figli che cerco di proteggere, anche con programmi di supporto nella scuola oppure psicoterapia. Io stessa in cura con antidepressivi da quando ho scoperto la ipersensibilità di mio figlio e quella preoccupazione degli insegnanti per la sua integrazione scolastica al gruppo, facilmente vittima di ragazzi più vivaci di lui.
Ebbene cominciata la terapia psicologica per me e per lui, dopo un vissuto con mio padre da paura che ci ha fatto "abbandonarlo" alla sua malattia in Romania dopo la morte del unico fratello che avevo, a me e alla mamma esasperata e di continuo minacciata con la morte solo perché lui aveva trovato un'altra donna.Sto pubblicando anche un libro autobiografico, scritto a quattro mani con un psicologo di Viterbo, che ho scritto nell'idea di lasciare ai miei figli un racconto della nostra storia di familia per poter prevenire e aiutarli a capire me e le mie scelte.
Ebbene, torno alla scoperta della mia malattia che dava i primi segni ma che nessun medico mi confermava della sua posibilità di ereditarla finché non ho letto la Jaminson e non mi sono comprata tutti libri possibili per capire i disturbi psicologici e psichiatrici. Potrei dire che ho cominciato a investire nella mia cultura e nella mia cura per poter accettare e curare la mia familia. Siccome queste problematiche psiche-somma non vengono mai da sole, l'anno scorso ho curato un tumore al seno con chemioterapia, intervento e radioterapia in un momento che alla mamma che aveva già i suoi problemi traumatici i veniva diagnosticata una schisofrenia. Allora le energie vanno indirizzate nella corretta informazione in tutti modi. Io lo fatta facendo ricerca in internet e conoscendo la mettà degli psicologi della citta, smettendo solo per brevi periodi i medicinali e coltivando le mie passioni come la scrittura , il teattro, amicizie, camminate di conforto insieme alle persone che mi chiamano per aiutarle con i miei consigli. Sono scappata anni fà dalla malattia di mio padre per salvarmi ma non posso scappare adesso dalla responsabilità che ho per crescere i miei figli nella trasparenza che le può servire per capirsi.Anche se non mi rimane semplice, il senso di colpa continua riaffiorare ma sono consapevole di quello che faccio.Niente non nuoce se fatto in buona fede. Mio padre dopo la partenta nostra è vissuto per altri 3 mesi vendendo tutto quello che aveva, il lavoro dei miei di una vita di sacrifici, ma non ho guardato indietro e non ho voluto prendere niente con me ,ne avevo abbstanza dei miei riccordi.
Adesso comprendo che se non avevo il sopporto della psicologa, della psichiatra e tutta la schiera di medici non avrei potuto superare con un sorriso, anche se triste a volte,l'episodio del cancro che devo continuare a curare. Considero che il cancro è collegato al mio malessere e il mio benessere alla possibilità di condividelo con gli altri. Essere bipolare è più di un cancro diventa un modo di essere se non curato. Un abbraccio a tutti! E se io sono qui e perché anche voi potete farcela! Liliana

Electric Ladyland ha detto...

Ciao Liliana! Benvenuta e grazie di cuore per la tua testimonianza!

Un forte abbraccio.

federica! ha detto...

Ciao Stefania, mi sento di dirti grazie per i grandi incoraggiamenti che dai nonostante tu ne abbia passate di ogni...Leggere storie tanto simili alle mie, ma fa provare tanta tristezza per tutta questa sofferenza, ma si può vincere solo quando non si è soli!
La mia esperienza è questa:
Cresciuta in casa con i nonni materni, mia mamma e mio zio; sia mia mamma che mio zio sono bipolari, mio zio da prima che io nascessi, mia mamma da quando avevo circa un paio d'anni. Tutto ciò che ne consegue lo sapete gia (crisi psicotiche, TSO, tentati suicidi ecc.). La cosa che mi ha sempre rattristato è che non c'era spazio per me in casa, anche se ero solo una bambina "dovevo capire". A 20 anni me ne sono andata di casa per preservare la mia salute mentale, ma non so se è perchè a forza di starti intorno, i pazzi li attiri o perchè non sai sceglier una persona diversa da loro, sta di fatto che esco con un ragazzo che solo dopo aver tentato di uccidermi, i suoi amici più stretti mi dicono che non era più in cura da pò. Ovviamente zero sostegno dalle autorità ecc. ecc.
Oggi ho 25 anni e ho sposato un uomo che credevo essere innamorato di me e sopratutto credevo sano ed equilibrato e mi sono ritrovata ancora una volta di fronte a squilibri.
Nonostante tutto mi ritengo fortunata perchè oltre a portarmi dietro solo una piccola dose d'ansia, so che qualunque cosa accada ce la farò! E per la prima volta non mi sembra di "fare la vittima" solo perchè racconto la mia storia!Grazie!! ;)

Electric Ladyland ha detto...

Cara Federica, sono io che ringrazio te per le tue parole! E' grazie a testimonianze e incoraggiamenti come i tuoi se vado avanti con passione ed entusiasmo, nonostante le difficoltà. Spero di cuore che tu possa proseguire nel tuo cammino verso la serenità con lo stesso spirito resiliente che colgo nelle tue parole e che è lo stesso che continua a salvarmi ogni volta. Ti abbraccio forte.

Giulia L ha detto...

Ciao, sono Giulia L, figlia di padre suicida,quando avevo 10 anni, con un fratello bipolare, con una zia da parte di mio padre con varie depressioni da quando era giovane, cugini morti alcolizzati o socialmente disadattati, specialmente maschi, mi domando ma quanto può essere ereditaria questa malattia e che rischio abbiamo noi i familiari stretti, dato che mi è stata diagnosticata una sindrome da stress post-traumatico,parecchi anni fà che tutora curo con antidepressivi, oppure i nostri figli?
Le nuove testimonianze,rendendo grazie alla curatrice del blog per questa opportunità, mi fanno pensare addirittura ad un'attrazione tra i malatti psichici, neanche consapevoli di esserlo, con disagi di dipendenza, es. del gioco, dello shopping compulsivo ecc. Mi piacerebbe trovare analisi delle famiglie di origine per capire se noi figli di malati psichiatrici possiamo fare qualcosa per prevenire e se pensate che la prevenzione può essere valida nella psichiatria come nelle altre patologie.
Grazie a tutti per le testimonianze e conoscendo i punti forti dei bipolari posso dire che ho un fratello brillante, fotografo che viaggia per lavoro che ha scelto come compagna, dopo tante relazioni una ragazza anoressica. Mi ha motivato che in questo modo non avrà il problema dei figli. Non so quanto è giusto ed il mio parere, lasciando da parte l'amore, è che lui che si sta curando è cmq fragile e non poteva scegliere che una donna che può dominare. Sono però contenta che non ha scelto la solitudine.
Grazie Stefania e complimenti per il blog

Electric Ladyland ha detto...

Ciao Giulia, e benvenuta. Grazie a te per essere passata e aver lasciato anche la tua testimonianza. Sì, senz'altro c'è una componente ereditaria, ma questa influisce in minima parte se si interviene precocemente e preventivamente potenziando i fattori protettivi e riducendo i fattori di rischio. Soltanto attraverso una prevenzione mirata possiamo spezzare sempre di più la catena intergenerazionale della sofferenza mentale. E spero con tutto il cuore che si continuino a diffondere nel mondo e anche nel nostro paese i tanti nuovi studi che lo dimostrano e che si attuino, di conseguenza, nuove pratiche di presa in carico dei problemi delle tante famiglie che si trovano a vivere un'esperienza di disagio mentale.

Un caro abbraccio.

Anonimo ha detto...

Ciao Stefania,

ho un'amica alla quale lo scorso settembre è stato riscontrato il bipolarismo e che era sotto terapia. Sicuramente, dopo la visita che aveva effettuato lo scorso 11 agosto, il medico che l'aveva in cura le aveva continuato la terapia, che lei sicuramente ha interrotto non sappiamo quando.
Trattasi di una mamma divorziata con un figlio di undici anni.
La settimana scorsa ha dato segnali inequivocabili che stava ripiombando nello stesso stato dell'anno passato.
Così venerdi sera un'amica comune ha trascorso la notte da lei, passandola completamente im bianco, ascoltando i suoi "deliri" che si rivolgevano anche verso il figlio "che contenena l'essenza del maligno". Sabato sera io e mia moglie abbiamo trascorso la notte da lei, vivendo in prima persona un''esperienza scioccante, proteggendo anche il figlio dal delirio inerente "al male dentro di lui".
Domenica mattina, insieeme all'altra amica, siamo risucti a portarla nell'operadale dove era stata lo scorso anno ed i medici ci hanno fatto i complimenti per aver evitato un TSO, con tutte le problematiche legate al figlio minore
Il figlio lo abbiamo preso in carico io e mia moglie e l'altra amica.
Ieri sera parlando con lui,
nonostante abbia solo undici anni, è perfettamente cosciente del fatto che il ricovero della mamma era l'unica soluzione, sia per salvaguadare se stessa, ma sopratutto lui, aggiungo io.
Questa mattina l'ho portato a scuola insieme a mia figlia (frequentano lo stesso istituto in classi diverse)
Questa mamma è sola, l'ex marito è negli USA, e qui in Italia, lei ha solo una cugina, di una cera età, che lo scorso hanno l'ha aiutata durante le fasi del primo ricovero, ma che ha le sue problematiche con un compagno anziano che non sta tanto bene.
Ma esistono delle strutture in Italia che aiutano sia i genitori che i figli ?

Anonimo ha detto...

buongiorno a tutti. mi presento sono s. e ho 35 anni. I primi ricordi che ho di mia madre è stato quando a 3 anni mi ha lasciato un pomeriggio da sola (forse un paio d'ore) e io mi sono fatta la pipì addosso dalla paura. o quando alla prima festicciola mi obbligò a vestirmi con l'abito del suo viaggio di nozze riadattato alla mia figura ma tremendamente fuori luogo. ricordo quando litigava con le mamme delle mie amiche, tanto da farmi vergognare di lei, ricordo che non mi ha mai insegnato a fare nulla, neanche a farmi il bidet. Bambine completamente lasciate a sè stesse, con un padre amorevolissimo ma purtroppo assente per il lavoro. Ricordo natali in cui lei è stesa sul divano che litiga con mio padre perchè la sua amica ha la vasca idromassaggio e lei no (non avrebbe neanche potuto metterla per questioni di spazio), ricordo giornate di shopping convulsivo di robe già acquistate e dimenticate nei cassetti. disordine in casa, porcherie e noi bambine lasciate a sè. Io sono sempre stata una bambina taciturna. lei mi obbligava a uscire per forza con gente con cui non mi trovavo bene, mi faceva sentire una merda perchè non avevo il fidanzatino. mi lasciava andare a scuola sporca e puzzolente perchè lei pulizie in casa non ne faceva e io a 13 anni non sapevo usare la lavatrice. Crescendo è passato il liceo, con liti più pesanti, schiaffi che volano senza un senso, richieste assurde di mia madre a mio padre (pellicce, casa nuova, )tutta roba comprata (si, persino la casa) e poi gestita malissimo (la pelliccia buttata nella spazzatura). All'epoca nessuno ha capito cosa avesse, ma ne soffrivamo tutti, perchè lei ci ha lasciato tutti allo sbaraglio. Persino mio padre, con una posizione importante non aveva una camicia pulita, tanto che a turno io e mia sorella lavavamo o stiravamo. Litigi di lei con altre persone e queste persone che ci chiamano per capire come mai mia madre si comportasse così. Parole offensive da parte di mia madre quando si cerca con delicatezza una soluzione..."vorrei vederti morta" è stata la frase più gentile. Sono dovuta andare da uno psicologo... il quale dopo aver cercato di curare lei ha curato me. Consiglio? scappa più lontano che puoi. Non ho avuto una infanzia, una adolescenza. mia madre sempre sciatta e in pigiama. Mai una volta che gioisse. persino il giorno del mio matrimonio mi rinfacciava determinate mancanze.

Anonimo ha detto...

ciao a tutte!
io ho avuto una amdre bipolare, delirava, e se la prendeva sempre con mio papa e scappava di casa, ma ad u ncerto punto si e' stabilizzata da sola, queste cose accadevano 2/3 volte l' anno per fortuna. Io ora sono sposata e da 5/ 6 anni e' mia sorella di 45 anni che si e' ammalta gravemnte di questo. Non lavora, e' ossessioanta dalla pulizie, passa 7/8 ore a pulire casa, odia tutti, litiga e fa dispetti. da 2 anni anche con il marito, scappa di casa ed e' abbastanza aggressiva...A giungo ricovero tso, x 1 settimana, dato farmaci ecc.lei li ha sospesi...il marito la vuole lasciare, io non so come aiutarla, ho una figlia, non posso trasferirmi da lei e ho paura di stare male, x' gia' ora sono terrorizzata da lei, non ci son ostrutture x queste perosne, che non credono d iessere malate e quindi stanno li. cavolo come si fa???

Anonimo ha detto...

ciao stefania ho conosciuto da poco il tuo blog sono il figlio di una bipolare grazie di cuore per quello che fai spero in questi giorni di trovare la forza pe scrivere e raccontarti la mia storia.Sei stata per me come la luce di dio

Anonimo ha detto...

ciao stefania dopo l ennesima notataccia (riesco a trovare un po di pace solo quando dorme mia madre) oggi pomeriggio trovo un po di pace per raccontare un po la mia storia sperando che possa servire a qualcuno per auto aiutarsi.ieri ti ho ringraziato per aver creato il tuo blog che ha scatenato in me una reazione inaspettata.La sensazione che ho provato è stata quella di tirar fuori tutto quello che per anni ho dolorosamente ingoiato e cercato di raccontare ad amici e conoscenti che ascoltando i miei lamenti mi hanno sempre guardato straniti e indifferenti oppure pronunciavano la solita frase "un po di pasienza ,ci sono problemi piu grandi, il tuo problema non è superiore a quello degli altri".Mia madre è bipolare e io vivo con lei dalla mia nascita,forse lo era anche prima del matrimonio.
Questo l ho capito quando mio padre, unico vero amico e sostegno familiare è morto dopo tanti anni di assistenza continua che lo hanno portato a trascurarsi per domare la patologia e occuparsi del lavoro e dare un esistenza normale ai suoi figli. Deceduto mio padre mi sono trovato difronte a un mostro enorme cioe la schizofrenia.Ho un fratello che e sempre stato estranea e molto egoista fin dal principio e dopoil decesso del padre padre ha dato libero sfogo alla sua rabbia-cattiveria-crudeltà-mancanza di umanità con azioni piu svariate del tipo feste a casa di amici,viaggi cose materiali di poco conto rispetto al dolore del lutto e della ospdalizzazione della madre.Con questo voglio aggiungere che e importantissimo quando si ha un familiare bipolare poter contare sull unione della rete familiare, fratelli zii ,nonni(che io purtroppo non ho mai avuto)
Quindi trovatomi da solo ho iniziato il mio calvario in discesa(prima accompagnavo mio padre ma ero solo un osservatore sofferente per il caos che c era in famiglia) e con una macigno enorme sulle spalle.Per oggi mi fermo qui perche il racconto e lunghissimo e spero che queta commento possa produrre riflessioni importanti ai lettori come io ne ho fatte leggendo i vostri commenti,grazie ancora stefania per l opportunità che mi dai di parlarne vorrei fare qualcosa per aiutarmi e aiutarele persone che come me soffrono tantisismo

Alessandro ha detto...

Ciao a tutti, mi chiamo Alessandro, ho 29 e mia mamma soffre di bipolarismo.Ho letto molti dei vostri commenti e come immaginerete mi sono ritrovato in molte delle vostre situazioni. La mia storia e quella della mia famiglia è una storia un po' particolare, perché mia mamma soffre anche di sclerosi multipla, anzi è stato dopo la la diagnosi di questa malattia che è iniziata la depressione e poi il bipolarismo. Io mi ritengo fortunato, i suoi momenti di mania non sono mai stati esageratamente dannosi, erano i suoi momenti depressivi i più forti, momenti in cui si è rifugiata anche per 1 o 2 anni a casa di sua madre, mia nonna, perché non ce la faceva. Non abbiamo mai capito se la sclerosi multipla abbia portato i disturbi psichiatrici perché c'è una forte comorbosità. Lei fortunatamente non ha mai rifiutato le cure, si è fatta ricoverare di sua spontanea volontà, addirittura l'ultima cartella clinica e diagnosi dice che forse non soffre di bipolarismo...ma ciò che è interessante in questa storia siamo noi, io, mio padre e mio fratello. Ognuno di noi ha cercato in qualche modo di vivere al meglio, fortunatamente abbiamo una famiglia allargata e sempre pronta a dare una mano, mio papà molto tempo fa ha cominciato a soffrire di ansia e attacchi di panic..poveretto come biasimarlo eheheheheh. Mio fratello, con molta mia invidia, è riuscito a farsi un muro bello grande e riesce a vivere serenamente la sua vita, con chiaramente delle sofferenze ma tutto sommato vive bene...e io? Io ho sempre capito che dovevo allontanarmi ne stavo rimanendo invischiato, come figlio maggiore mi sono sempre sentito il peso addosso, il peso di prendermi cura della casa, della famiglia, fare qualcosa per fare contenta lei, perché se fossi riuscito a fare qualcosa, a renderla felice sarebbe guarita...è questo quello che credevo e che mia nonna, sua madre mi faceva credere. Anche lei da madre cercava di difendere in tutti i modi quella sua figlia malata, ma non capiva che non era colpa di nessuno ma che era una malattia. Sono sempre stato molto forte, pensavo che niente mi avrebbe mai abbattuto dopo aver visto tutto quello che ho visto...invece appena me ne sono andato di casa, ho messo piede fuori e mi sono allontanato...ecco che comincio anche io a soffrire di attacchi di panico e ansia...ma sapete cosa? Paradossalmente tutto quello che ho vissuto, e gli errori che sono stati fatti nel caso di mia madre mi hanno aiutato a capire come muovermi per il mio di caso. Allora faccio psicoterapia, tanto sport, yoga e cerco di vivere al meglio. Non è facile, combatto con mille paure che quando ero piccolo non avevo: "e se diventassi come lei?" "e se fossi come lei" "ecco lo sapevo, ormai sono unto anche io"....Qualcuno qui aveva detto..."i figli di gente con malattia psichiatrica, si abituano a vivere la sofferenza ed è come se continuassero a cercarla anche quando questa sofferenza se ne va"... e sono pienamente d'accordo, è difficilissimo non farsi invischiare. Ringrazio adesso mio padre perché è stato bravissimo nonostante i mille problemi, ci ha difeso come poteva, ma alcune volte forse troppo, ricordo che nessuno si sia mai seduto difronte a me per dirmi "dunque tua mamma ha questo...questo e quest'altro....quindi stai tranquillo" mi sono inventato lei mie strategie e i miei muri che sono stati utili ma che mi hanno anche portato a non vivere serenamente la mia vita...continua....>

Alessandro ha detto...

...>Adesso come detto ho 29 anni, vivo in Olanda, ho un compagno e un lavoro, faccio il designer, mia mamma devo dire che sta bene, si lamenta poveretta per i mille acciacchi che la sua malattia le porta, ma la vedo serena, la vedo accettare la sua malattia, non è più depressa, certo triste si ma è comprensibile visto che non riesce a camminare, non ha momenti d'ira e vive serenamente. Adesso è arrivato il mio turno di fare i conti con me stesso e con i miei sentimenti, e giuro che è la parte più complicata del gioco, sto scoprendo soltanto ora che persona sono, mi sto concedendo la sofferenza, l'ansia, le preoccupazioni...prima dovevo correre, correre, arrivare prima di tutti, fare, fare e fare...ora mi sono fermato e la mia psiche ha bisogno anche lei di prendersi i suoi spazi, la psicoterapia mi sta aiutando moltissimo e la mia vita prosegue, si tra mille ansie e paure ma pur sempre provo a vivere al meglio...ho recuperato un rapporto con la mia famiglia, prima avevo solo odio per loro, li vedevo come gente malata che non avrebbero fatto che altro che rendermi come loro, malato come lo erano loro...adesso con tanta sofferenza tutto sembra più chiaro. Ma dobbiamo fare in modo che questo passaggio non sia così tanto doloroso, bisogna che qualcuno spieghi ai figli che cosa succede ai loro genitori così che abbiano strumenti per crearsi una coscienza e delle difese funzionali, così che possano imparare a vivere in modo sano ed equilibrato e che non debbano fare tutto da soli che è la parte più complicata dopo la tempesta...perchè è vero, la parte personale più complicata arriva paradossalmente quando la tempesta è finita, quando tutto sembrerebbe placarsi...ecco che arrivano i tuoi di problemi e le tue sofferenze...Comunque metto a disposizione la mia creatività e il mio impegno per qualsiasi iniziativa, creare libri, siti internet, applicazioni...questo è il mio lavoro e quello che posso fare...
Scusate il lungo trattato
Grazie a tutti un in bocca a lupo A.

Andrea Ferrari ha detto...

Salve a tutti, con piacere oggi trovando questo Blog mi sono sentito meno solo. Anch'io , come voi, ho avuto una situazione non facile essendo senza padre dalla nascita, figlio unico e con mia madre Bipolare con dipendenza da psicofarmaci dopo un'odissea di malattie.Leggo le vostre storie e sembrano fotocopie della mia! Un abbraccio e un forza e coraggio davvero sincero. Andrea.

Anonimo ha detto...

Ciao sono una mamma di due bimbi uno di un anno e l altro di 5 sono veramente al capokinia credoE' come hai detto tu dopo la tempesta arriva il peggio di me.vorrei farmi del male per quello che sto facendo vedeee ai miei figli.Credevo che io non ne sarei stata capace.invece l ho fatto.Mio padre adesso e' in osledale finalmente sotto regime controllato del tribunale.Mi ha rovinato la vita mi ha messo in mezzo a debiti creati cone sue societa' lasciandomi con piu' di 300.000 euro di debiti.Hami Ccjagoa mia famiglia tovliendole ogni seeenita' ero arrivata al punto di non volere uscire la matgina per accompagnare mio figlio a scuola.La cisa piu' grVe e' che mia madre dopo avermi minacciara anche lei chiedendomi sokdi j sieme a mio padre adesso mi fa scrivere da mio ladre chiedendomi vli alimenti.Delle volte mi sembra di esseee in un incubo pero non riesco a svegliarmi .La matgina ritrovo tuggi li i priblemi gli avvocati gli avvoltoi...Virrei con tutgo il cuore no far soffrire piu' mio figlio non vedere piu' i suki occhi tristi nel vedere una mamma cosi' non sentire pju'mio figlio dure basta!!!!!!! Vorrei poter tofnare a ballare con lui poter vivere finalmente la nosrra vita

Electric Ladyland ha detto...

Cara mamma, non so il tuo nome, perciò ho scelto di chiamarti così,come se ti fossi figlia.
Comprendo la tua disperazione, riesco a sentirla e posso solo immaginare la solitudine che senti nel cuore e la paura che hai di perdere tutto, i tuoi figli e persino te stessa... E' un inferno che stai attraversando senza protezioni e non è facile sentirsi franare la terra sotto i piedi senza poterla fermare.

Eppure, anche se adesso ti sembra irraggiungibile, la vita che desideri riprenderti è là. Ti chiede soltanto un'altra, grossa fetta di coraggio. Quello per chiedere aiuto medico per te. Ti prego di non prenderlo come la solita nenia dei tanti che, negli anni, te lo avranno ripetuto fino alla nausea, senza sembrare davvero ascoltare il tuo dolore. In realtà era l'unico modo che conoscevano per provare ad aiutarti e sappiamo quanto sia difficile.

Credimi, per interminabili anni io e la mia famiglia abbiamo sofferto inutilmente per non aver potuto ricevere un adeguato sostegno psicoeducativo che ci permettesse di capire cosa stesse succedendo e quali passi compiere per tornare a stare tutti meglio.
Ma adesso mia madre si cura, ha imparato a convivere con il suo disagio e a contrastarlo riprendendosi la felicità e la salute, e noi due, mamma e figlia, ci siamo finalmente ritrovate!

Com'è stato possibile? Nel mio caso ho dovuto richiedere io per lei un trattamento sanitario obbligatorio e poi affiancarla e sostenerla nel difficile re-inserimento nel percorso di cure. Informandosi sul suo disturbo e affidandosi al suo psichiatra del Centro di Salute Mentale di zona ha finalmente trovato le medicine giuste per riprendersi la vita e ora sono 4 anni e mezzo che non ha avuto più crisi. Tutto perché, capendo finalmente di cosa soffrisse, ha capito la necessità di seguire le cure con costanza, per il suo stesso bene, in primis, e per quello dei suoi familiari.

Puoi ancora riprenderti la vita, ed essere la madre che desideri per i tuoi figli. Se non vuoi farlo per te, fallo almeno per loro... perché possano ritrovare la mamma che sei. Chiedi aiuto oggi stesso, rivolgiti al centro di salute mentale del tuo quartiere/città... dì loro come ti senti, che necessiti di un sostegno adeguato... può essere complicato all'inizio, ma non mollare...

Ti abbraccio forte e abbraccio fortissimo i tuoi due figli.
Stefania.

Anonimo ha detto...

Grazie....non pensavo nemmeno di essere calcolata, dato che non riesco nemmeno piu' a scrivere
decentemente.Adesso sono ancora oiu' sicura di quello che volevo fare gia da molto tempo.Adesso si e' convinto
anche mio marito.Quello che mi dispiace e' che abbiamo dovuto toccare il fondo per convincerlo della decisione di farmi aiutare.Spero veramente di riuscire a tornare wuella che ero di riuscire a dimenticare tutto quello chr mi hanno fatto passare i miei genitori.Sapere che mio padre non e' l' unico chr questa malattia esiste e non e' solo una oatola in bocca a un dottore.Che mio padre non e' solo un delinquente ma e' malato.Mi da' una soeranza di riuscire un giorno a perdonarlo a dargli la possibilita di riaprirgli il mio cuore.Spero solo che nel frattempo la famiglia che ho tanto desiderato non si divida.Sono loro la mia ragione di vita.

Electric Ladyland ha detto...

Grazie a te, cara... per aver trovato la forza di condividere, di cercare conforto. Ti abbraccio forte e ti auguro la pazienza, la forza, la costanza e la resilienza necessarie per il percorso che ti attende per tornare a vivere serenamente e con gioia ogni istante per te e per la famiglia che ti sei costruita. Puoi farcela. Non mollare mai, anche quando ti sembrerà troppo difficile. Siamo con te!

Stefania.

Anonimo ha detto...

Grazie ancora mi sentivo veramente sola.Ormai non riusco piu'a parlare nessuno .Perche alla fine quello che avevo da dire era di raccontare sempre le mia brutte vicissitudini i miei continui problemi.Una volta dopo uno dei miei brutti sfoghi avuto con mio marito davanti a mia suocera lei mi disse; sei matta come tuo padre.Quella frase per me fu pesante come un macigno.La paura di diventare come mio padre e' veramente grande.purtroppo questa brutta storia a diviso tutta la mia famiglia.Io non riesco a trovare il coraggio di andare a trovare mio padre in ospedale ho paura di non riuscire ad essere distaccata abbastanza per poter tornare a casa laxsera .ed essere una madre normale per i miei figli di non tornare ancora oiu' triste del solito .ho perso i nove mesi piu belki della mia vita la mia prima gravidanza dietro alle pazzie di mio padre mi sono fatta chiudere in un armadio insieme a lui mentre dei carabinieri con le pistole lo cercavano e lo tiravano fuori sotto i miei occhi.Che madre che sono stata non me lo perdonero' mai............................................adesso finalmete lontana dallaxsua pazzia riesco a capire che il bipolarismo e' una malattia gravissima illude i famigliari che la persona nel momentk di calma non sua cattiva non ti possa fare del male ma che un padre ti protegga sempre che ti metta al riparo da ogni rischio ma invece questa malattja rende ciechi .Il bene chhe gli voglio mi a portato a fare delle cose che non mi perdonero'mai

Nadia ha detto...

Ciao Stefania,

mi chiamo Nadia e sono figlia di genitori sordi. I miei hanno avuto molte difficoltà (economiche, sociali, culturali...) durante la mia infanzia e nonostante i loro sforzi, erano numerosi i momenti di rabbia e gli abusi che io e mia sorella abbiamo dovuto subire.

Ora, in età adulta e affiancata da uno splendido compagno che rappresenta per me un modello sano, stanno emergendo tutte le emozioni di rifiuto, negazione di me e di rabbia che ho accumulato e represso per tanti anni.

Il mio corpo, in sovrappeso e malato, porta i segni di tanto reprimere e da circa un annetto, tramite la PNL e letture di auto aiuto che mi stanno facendo cambiare prospettiva sul concetto di realtà, mi sto rendendo conto che c'è tanto dentro di me che ha bisogno di essere guarito.

Ho trovato il tuo blog dopo un ennesimo attacco di panico legato alle spese del periodo, decisa a trovare una maniera per uscire da questo loop senza fine di felicità e frustrazione: sto organizzando il mio matrimonio e nonostante sia contenta e sicura della mia scelta sono pochissimi i momenti di felicità reale. Non faccio altro che alternare momenti di euforia a momenti di rifiuto e frustrazione che scarico sul mio compagno, sentendomi poi in colpa verso di lui, con la sensazione di stare a rovinargli tutta la gioia del momento.

Era da tanto tempo che cercavo un posto come questo dove rifugiare i miei sentimenti, e finalmente l'ho trovato.
Grazie dunque per il tuo lavoro e per il modo in cui lo porti avanti.

Nadia


Electric Ladyland ha detto...

Ciao a tutti voi, Alessandro, Andrea, Nadia, S. e a tutti gli altri! Scusate se non sono riuscita a rispondervi prima e personalmente... Nonostante tenga moltissimo a farlo, ultimamente non riesco, se non a sprazzi, a scrivere commenti, ma leggo sempre tutti i vostri e vi ringrazio per esserci, per testimoniare, insieme a me, la nostra realtà, la parte nascosta dell'iceberg che sta venendo alla luce per creare un avvenire migliore per le prossime generazioni.

Desidero segnalarvi il gruppo di Auto Mutuo Aiuto che ho creato su Facebook per noi figli e che attualmente gestisco con l'aiuto di altre quattro valide amministratrici. Questo il link: https://www.facebook.com/groups/218565708168348/

Spero vogliate unirvi a noi.

Un caro abbraccio,
Stefania.

Anonimo ha detto...

Buongiorno, sono figlia di madre bipolare da tantissimo tempo. Mi manca, ma per me è morta tanti anni fa. Tutto quello che c'è scritto sul blog l'ho provato, adesso purtroppo mi sento costretta a mantenere le distanze da mia madre: ho paura di ammalarmi anch'io (quasi fosse una malattia contagiosa). Ogni volta che ha un periodo di crisi mi si strappa un pezzetto di cuore, brandello brandello, ferite che rimangono che ti illudi si rimargino ogni volta che sta meglio ma che riprendono a sanguinare ad ogni crisi. Mi sento detestabile a non aiutarla ma non voglio che trascini nel baratro anche me: ho due figli a cui devo una madre sana e presente. Non devono patire le sofferenze che ho passato io. Ho lottato anni per farla stare meglio, nell'illusione della guarigione, tanti anni della mia vita sacrificati, sofferti, dove ho cercato l'impossibile per non sentirmi nella coscienza di non avere fatto tutto quello che doveva essere fatto. Chi non l'ha passato non può capirlo. Non basterebbe un libro, ma al tempo stesso a chi ha vissuto questa atroce esperienza basta guardarti negli occhi per capirti, per capire cosa c'è nascosto nel profondo del tuo cuore.

Tempo 00 ha detto...

Ho letto tutto questo, vi capisco..

Anonimo ha detto...

Quanto posso capirti...Combatto tutti i giorni con i miei sensi di colpa non vedo mio padre da 2 anni ormai lui non ha mai visto crescere i miei figli.Avevo immaginato la mia vita diversa con una madre un padre normali dove pitetmi rifugiare nei momenti duri, qualcuno a cui chiedere aiuto...invece non e' andata cosi'.Ho deciso di rispettare finalmente i miei figli dargli una mamma " serena" .Un giorno quando avro' la forza di essere anche quella figlia premurosa lo saro'.Ma adesso No.Credo che nella vita tutto puo' cambiare...

Anonimo ha detto...

ciao stefania ti ammiro tanto per quello che stai facendo.
sono capitata in questo blog per caso ho piu o meno la tua eta e ti posso capire.
mia madre è entrata in crisi post parto dopo che sono nata e si ammalata di depressione e poi di schizofrenia.
io e le mie sorelle dopo essere state affidate a mio padre lottiamo da anni per lasciarci il passato alle spalle per rompere le catene della vergogna del pregiudizio e poter fare qualcosa e parlare apertamente di un problema che è purtroppo sconosciuto ed evitato dalla societa,
il piu delle volte per paura e a volte purtroppo dalle istituzioni :quello della malattia mentale. poter dare il mio contributo a questo blog è gia qualcosa
spero di diventare sempre piu forte e fiera del mio passato per potermi firmare
nel frattempo leggere di tante storie simili alla mia mi ha rincuorato,
da una madre problematica ci si rialza si cresce e si impara ad amare.
un abbraccio fortissimo

Anonimo ha detto...

ciao mi chiamo Riccardo sono l unico figlio di una madre con disturbo bipolare e sordità dovuta ad un intervento radicale ad entrambe le orecchie dovuto ad un meningite non riconosciuta (anni 60)e solo oggi mi sto rendendo conto del problema che mia mamma si porta dietro da sempre a quanto pare ......mio padre e venuto a mancare 2 anni fa ...e credo che lui non fosse al corrente del problema anzi per lui mia madre era una pazza anche se solo per brevi periodi .ora mi rendo conto che la situazione e davvero arrivata al culmine e io non so più che fare pero grazie al blog mi sto rendendo conto che la realtà dei fatti e molto complessa...vorrei tanto avere un abbraccio da mia madre e non sentirmi inutile ogni volta che cerco di farla ragionare con le lacrime arrivando a scatti di nervosismo -ira rompendo ogni cosa che mi capita davanti ....scusatemi ma sono alla frutta già da molti anni ,oramai non riesco nemmeno a dormire sereno anzi 3-4 ore a notte cercando di lavorare quando posso ...vorrei renderle la vita meno incas....possibile ma ogni sforzo non serve a niente .mi drogavo e bevevo ( canne e grappa ) e ho smesso senza che lei sapesse o immaginasse niente ma nulla e cambiato mi sento uno di voi da oggi e vi ringrazio se vorrete essermi vicino ...io vi saro vicino quanto possibile abbracciandovi tutti nessuno escluso grazie grazie grazie

farfa ha detto...

Non sei solo...

Anonimo ha detto...

Ciao Stefania, forse sono un po' "fuori tema", in quanto ad essere bipolare è mia sorella, ma ti garantisco che la sofferenza per noi familiari è uguale. Ha 35 anni ed è malata dai 19, io sono la sorella minore; in questi anni, da quando abbiamo per la prima volta sentito parlare di disturbo bipolare ad oggi, tante cose sono successe, sofferenze indicibili, paure, sconcerto,impotenza, tutte vissute tra le mura di casa, nessuno sa cosa realmente ci succede, neanche i parenti stretti, riusciamo a mostrarci una famiglia come tutte le altre (purtroppo parlare di disturbi mentali è ancora oggi un tabù). Negli anni passati, forse perché era all'università e quindi aveva una "direzione" da seguire, le crisi sono state importanti come gravità ma brevi,in 1 o 2 mesi "rinsaviva", adesso però che ha finito con gli studi e non lavora(non ne trova ma non riuscirebbe neanche a essere continuativa nell'impegno, almeno per come è adesso), le cose sono peggiorate. Da un anno, tra alti e bassi, è in fase maniacale, sembra un cavallo a briglie sciolte, non riusciamo più a gestirla. E' seguita da una psichiatra e per fortuna prende con continuità i farmaci, ma evidentemente questo non basta perché nella nostra famiglia la situazione sta peggiorando ogni giorno di più. La mia paura è che possa spingersi fino a un punto di non ritorno, che la patologia possa virare verso forme ancora più gravi perché una fase di up così lunga non l'ha mai avuta; con tutto che le è stato aumentato il dosaggio dell'antipsicotico, è ingestibile. Io come mi sento? sono passata negli anni dalla paura per la non conoscenza della malattia dei primi tempi, la paura del non saper affrontare la situazione, non ne avevamo i mezzi ancora,allo sviluppo di sensi di colpa per essere la figlia "fortunata", non malata. Questo mi ha portato diversi problemi, ho instaurato una relazione sbagliata con un narcisista dove il mio ruolo era la crocerossina pronta ad aiutarlo, mi sono progressivamente allontanata dalla vita sociale perdendo la maggior parte degli amici negli anni, oltre ad aver ritardato a concludere gli studi. Oggi mi trovo a dover lottare per rimanere a galla, cercando di razionalizzare le mie emozioni contrastanti e cercando di mantenere io stessa una qualche forma di equilibrio per poter aiutare me stessa ad andare avanti con la mia vita (devo trovare lavoro perché in queste condizioni è fondamentale la mia indipendenza economica, per non gravare ulteriormente sulla famiglia..e Dio solo sa quanta energia ci vuole), dare supporto ai miei, mio papà è anziano e inizia ad avere segni di demenza, mia mamma da sola non ce la fa a gestire tutta la situazione.Come se ne esce? Mi sento intrappolata in una vita che non voglio, ho la certezza che il mio futuro sarà anche peggio perché dal disturbo bipolare non si guarisce, e quindi mi sono rassegnata a dover avere una vita piena di sacrifici e infelicità. Non fraintendermi..non ho mai pensato per me ad una vita meravigliosa, piena di successi svaghi soddisfazioni ecc ecc, ma solo un po' di serenità, solo questo. Vi sono vicina, a tutti, Laura

Chiara ha detto...

Hai scritto precisamente tutto quello che ho provato e che provo io. Tutto il mio cuore e le mie difficoltà. Scrivimi se vuoi. chiaramimi@hotmail.it

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti! Chiedo scusa per lo sfogo ma ho bisogno di capire. Ho 27 anni e sono figlia unica e non sono mai stata in grado di raccontare quello che ho vissuto e che vivo. Mia madre circa 11 anni fa ha avuto un'operazione per paratiroidismo e da allora ha iniziato a soffrire di crisi vagali (così dicono i medici), praticamente si indurisce e le viene una crisi simile a quella epilettica. Quando le passa vomita roba nera. Poi inizia a chiamare il padre (morto) e urla e se la prende con chiunque ha davanti gli occhi. Passa ore ed ore a lavare le mani contando dei numeri e tocca tutto con dei tovaglioli di carta, dormendo con dei guanti in lattice alle mani. Non si lava (intendo il corpo) da 6 anni. La sua famiglia a stento la chiama e lei ha fatto si che la famiglia di mio padre si allontanasse e ora ne da colpa a loro sfogandosi quotidianamente su mio padre, e non capisco come lui non faccia nulla. Io da 3 anni lavoro fuori, ma ogni giorno a telefono mi prende a parole e dice cose orrende. Quando torno a casa è aggressiva, mi caccia via, mi minaccia e urla ripentendo da una vita sempre le stesse cose. Fa la vittima su tutto. Quando esce dal bagno con le mani bagnate, prende dei tovaglioli e vuole che tutti siamo in silenzio altrimenti urla e dice che deve rifare tutto d'accapo. Con quei tovaglioli inizia ad asciugare le mani e le braccia quasi come un rituale ... conta dei numeri con occhi chiusi e lo fa ripetutamente ad ogni mano e braccio. Io non so più che fare e soprattutto ho paura di ammalarmi perché fino ad ora non ho mai parlato di tutto ciò con nessuno. Sono sola e ho paura.

Anonimo ha detto...

Ciao Chiara, ti abbraccio. Laura

Electric Ladyland ha detto...

Carissima, grazie di cuore per avermi scritto. Ci tengo a segnalarti il nostro gruppo facebook di auto mutuo aiuto in cui ci aiutiamo tra noi figli, mi farebbe piacere se volessi iscriverti. Il gruppo è chiuso e segreto, perciò solo chi ne fa parte potrà leggere ciò che viene condiviso. Ti giro il link dove puoi capire meglio come funziona e come fare ad iscriverti: http://miamadrebipolare.blogspot.it/p/gruppo-facebook-di-auto-mutuo-aiuto-per.html

Un abbraccio forte. Ti aspetto!
Stefania.

Anonimo ha detto...

Ciao Stefania,
Mi chiama Claudia e sono finita sul questo tuo blog per caso, cercavo delle informazioni per come gestire delle certe emozioni e situazioni... e qui sono finita.
Io non so mia madre se soffre della sindrome di bipolarismo ma so per certo che soffre di depressione, prende ogni tanto dei farmaci e spesso soffre anche di ansia. Io ho sempre vissuto con lei, non ho una figura paterna per trascorsi familiari avvenuti prima che io nascessi e che dopo la mia nascita sono 'scoppiati', questa situazione a fatto si che io crescessi al suo fianco. Sono molto protettiva nei suoi confronti, sempre ad aiutarla in tutto, quando sto fuori casa per più di due giorni inizio a preoccuparmi, a sperare che non si senta sola e tante tante altre paranoie..
Mio fratello, lui è bipolare. Segue la terapia, ma solo dopo il suo terzo ricovero si è reso veramente conto della sua malattia e delle conseguenze che ne porta. Attualmente lui vive con noi e.. Non so quanto ancora io sarò in grado di reggere. C'è molta moltissima animosità(?) tra lui e mia madre, tantissima..non riescono A stare nella stessa stanza senza iniziare a stuzzicarsi, litigare, lanciarsi frecciatine e spesso io divento lo sfogo di entrambi, ma più spesso di mia madre che si lamenta su tutto quello che lui fa e dice in aggiunta a quel suo lamentarsi continuo e quotidiano su tutto il resto(la vita fa schifo, tu non mi vuoi più bene, sempre da sola, faccio tutto io, non voglio lavorare, oddio le bollette etc etc) si sfoga anche comandandomi di aiutarla praticamente su tutto, che sia passarle il telecomando anche se io sono in un'altra stanza, o semplicemente facendomo chiedere qualcosa a mio fratello per conto suo. Se mi rifiuto, partono i sensi di colpa o le litigate. Vuole che tutti si faccia come dice lei, nei suoi tempi ed alle sue condizioni, se questo non succede Allora dal suo punto di vista si è stronzi(perdona il francesismo) e le si vuole male. Mio fratello.. non entro nemmeno nel discorso, la 'odia' e quindi ogni sua azione è programmata per farla reagire in modo negativo, io cerco di fare da tramite alleviare la situazione l'atmosfera, ma sono stufa, stanca e me ne sento anche in colpa. Ho 20anni e non so cosa voglio, sono cinica su molte cose e non ho mai avuto una relazione sentimentale. Quello che hai scritto in questa pagina, mi sta aiutando nel lavoro che sto facendo per stare meglio, per imparare ad aprire gli occhi. Dovrei forse parlare con qualcuno invece che cercare di fare da sola tutto ma non ho,ora come ora il coraggio.. Mi sembra ridicolo perché non penso che i miei problemi siano così importanti/grossi da dover andare da uno psicologo o quant'altro, ce ne sono di più importanti/gravi.
Ti ringrazio, io non tendo a lasciare commenti su questi argomenti è la prima volta, ma non ho saputo controllarmi (cosa che odio), però davvero quello che ho letto mi ha colpita... e penso che leggerò il libro (spero di aver capito bene) che hai citato.
Buona giornata Stefania, il sapere che al mondo esistono ancora persone come te, mi porta sollievo e aiuta a convalidare l'idea che mai tutto è perduto.
Grazie ancora.
Claudia.

lucilla giulietti ha detto...

Ciao Claudia, sono una ragazza di 26 anni
ho scoperto anche io questo blog in un momento di totale sfiducia nei confronti dei rapporti e della vita.mio padre è bipolare e nel momento in cui ho aperto per la prima volta questa pagina si trovava in fase maniacale.
volevo solo riportarti la mia esperienza perché anche tu sei come me una giovane che è cresciuta nella convinzione di poter essere sempre la colonna portante di una famiglia che senza di noi non si terrebbe in piedi.
questo tipo mi ha reso forte, fortissima ma ha prodotto anche molti effetti negativi.e'un mese e mezzo che ho iniziato terapia in una onlus nella mia città e mi sento davvero meglio, padrona della mia vita, e non piu solo cuscinetto per gli altri. Il percorso è lungo, ognuno fa il suo, fare da soli forse si può ma costa tantissimaaaaa fatica.
A presto,
Lucilla

Anonimo ha detto...

Ciao il mio compagno di una vita e' bipolare, l'ho lasciato circa 3 anni fa perché non ne potevo più dei suoi abusi e maltrattamenti. Abbiamo una bambina di 8 anni, lui la ama molto ma purtroppo quando e' nella fase disforica la fa soffrire molto e io non so come tutelare la sua persona. Per lei lui e' un mito e il suo punto di riferimento. Invece per me prova un odio sfrenato e continuo a sentirmi "perseguitata". E' dura....quando si ha a che fare con queste persone non si e' mai liberi. Purtroppo non ci sono soluzioni e questa cosa mi angoscia molto. Sono vicina a tutte le persone che come me provano questo grande disagio per il resto della vita.

Anonimo ha detto...

Ciao sono una donna di 44 anni con una bambina di 8. Suo padre e' bipolare, ragione per cui mi sono separata circa 3 anni fa. Vorrei tanto sapere come tutelare lei quando suo padre e' nella fase disforica.....lui la ama tantissimo ma in quei momenti le dice cose strane e prova un odio sfrenato nei miei confronti....questa cosa non avrà mai fine...sono molto molto amareggiata...

lucilla giulietti ha detto...

Ciao sono una ragazza di 26 anni e sono cresciuta con un padre bipolare quando ancora di ciou non si parlava.per anni mi sono interrogata su chi fosse e perché si comportasse così. Ti riporto la mia esperienza perché io purtroppo non ho avuto una madre forte e ho fatto tutta da sola.il mio consiglio di giovane donna è innanzitutto quella di iniziare un percorso di terapia con tua figlia.

lidia ha detto...

Ho trovato questo blog e mi sono detta, eccoci qui... tutti noi riuniti a sfogarci perchè infine non ne possiamo più.
Ci sentiamo incompresi, perchè tutti hanno una famiglia unite e solida e perchè sono i genitori ad occuparsi dei figli e non i figli ad occuparsi dei genitori.
Io mi ritrovo a 22 anni con mia madre che oscilla tra depressione e assurdi periodi maniacali completamente SOLA, poichè ho perso mio padre a 11 anni e mia madre ha allontanato pian piano tutti i parenti e persone a noi vicine...
Non è facile, a volte mi chiedo perchè tutte queste disgrazie sulle mie spalle, e mi auguro di non impazzire a mia volta...
Il mio desiderio è un domani potermi fare la mia vita senza dover pensare a mia madre,,, ma temo che dovrò sempre avere la situazione sotto controllo.
Quanto vorrei che per una volta nella vita qualcuno si occupasse di me.... un abbraccio a tutti.

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti,
scrivo in questo blog perché il mio ragazzo è figlio di padre bipolare.
Mi rendo conto che la sofferenza che sto affrontando io non è nulla in confronto alle situazioni in cui vi trovate (come mostrano le vostre testimonianze) e per questo mi scuso se il mio messaggio può risultare inopportuno e in ogni caso vi mando un abbraccio.
La nostra storia è stata molto vera; eravamo uniti, con tanti interessi in comune e tanti progetti insieme. Tutto ciò è durato fino a quando suo padre ha manifestato una fase acuta della malattia, dopo essere stato abbandonato dalla moglie.
Tutta la situazione è ricaduta su di lui, che si ritrova a dover gestire da solo una persona molto instabile, senza purtroppo alcun segnale di miglioramento (il padre non vuole sottoporsi alle cure).
La reazione del mio ragazzo è stata inizialmente quella di confidarmi ogni avvenimento, piccoli segnali di ripresa da parte del padre poi puntualmente smentiti da fasi depressive che facevano sentire il mio ragazzo sempre più impotente, insicuro ed inutile, nonostante i suoi enormi sforzi di ascolto e comprensione verso il padre.
Triste e demoralizzato, benché io cercassi in ogni modo di supportarlo, ha iniziato ad allontanarsi da me poiché, a suo dire, l’accaduto gli ha fatto sorgere un sacco di dubbi su di noi e capire che non sono la persona giusta per lui.
Ovviamente sto soffrendo molto per queste sue parole e vorrei in qualche modo capire se è preferibile in questi casi stargli comunque vicino oppure no. Se si fosse trattata di una situazione “normale” non avrei esitato a togliermi dalla sua vita definitivamente.
Vi siete mai sentiti così male da allontanare anche chi vi sta vicino e vi fa stare “bene”? (per quanto si possa stare “bene” in una situazione del genere).
Ringrazio chi avrà la pazienza di leggere questo messaggio e magari darmi qualche consiglio.

Anonimo ha detto...

Buona sera. Io come ho scritto in un precedente commento, ho una madre bipolare, depressa, bulimica ed è un incubo che va avanti da quando sono nato. Mio padre pensa al lavoro e mio fratello per fortuna sua lavora fuori in questo momento. Ho 23 anni ed ancora non ho avuto modo di avere una qualche storia con una ragazza. Però sì ti posso dire che ci sono, lo sto vivendo tuttora, momenti in cui allontani gli altri per poter star da solo perchè sei talmente debole e triste che non vuoi farti vedere così. Però è proprio in quel momento che aspetto una visita o una chiamata che non arriva quindi rimango da solo a rimuginare su quel che mi succede.
La nostra felicità, stabilità ecc dovremmo cercarla a prescindere dallo stato dei nostri genitori ma non è così facile come tu hai potuto constatare. Ho perso molto amici proprio perchè davo buca da ultimo agli appuntamenti perchè succedevano cose che mi facevano stare male molto male poco prima di uscir da casa e non riuscivo a presentarmi all' appuntamento. Credo che farei lo stesso con un eventuale ragazza infatti per il momento non la cerco neanche, non ce la faccio. Il consiglio è che sì ogni tanto tu gli possa far sentire la tua vicinanza però è anche giusto che anche te tu ti faccia la tua vita evidentemente "lontana" da lui. Buona serata a tutti, ed auguri per la tua/vostra situazione.

Simich

Anonimo ha detto...

Grazie Simich per la risposta. Cercherò di seguire il tuo consiglio, che è la strada che ho già intrapreso..lasciandogli i suoi spazi...
anche se temo che questo ci allontanerà definitivamente...non è facile continuare a supportare una persona che dice di non volerti vicino, la sua freddezza mi distrugge dentro.
Un abbraccio

Anonimo ha detto...

Mi permetto di commentare di nuovo. Non vorrei esser stato troppo freddo. Mettendomi nei tuoi panni posso immaginare quanta frustrazione tu abbia nel vedere che pur "scuotendo" il tuo ragazzo non ottieni risultati. Più o meno è la stessa che provo io o il tuo ragazzo nell' aiutare i nostri genitori e vedere che non basta. E' un cane che si morde la coda. Il genitore in primis ha un problema personale che ricade inevitabilmente sul figlio che lo fa cadere alle persone che lo circondano, quindi anche te. A questo punto se è vero, come sembra, che ti allontana perchè non crede più nella vostra relazione allora è meglio che tu agisca di conseguenza davvero altrimenti il tuo senso di distruzione sarà troppo grande. Anche se dal comportamento non è detto che voglia allontanarti davvero, magari ha ancor più bisogno di te e non sa come dirtelo certo è che la relazione è qualcosa di più di un amicizia. Non puoi soltanto essere una spalla su cui piangere, per quello ce l amico. Quindi una volta capito con più chiarezza "cosa vuole" agisci di conseguenza pensando anche a cosa "vuoi te". In fondo comunque una decisione la stai già prendendo quindi "vai fino in fondo a ciò che credi". Scusa per il poema che ho fatto. Buona serata, Simich

Anonimo ha detto...

Buongiorno, avevo già scritto qualche tempo fa, ma mia madre sta di nuovo male. Ora è in ospedale per l'ennesimo tentativo di suicidio. Presto uscirà ma non so come fare. Mi rovina la vita. Volevo chiedere a chi a esperienza: ma chi è affetto da bipolarismo/depressione/isteria si ricorda di tutto il male che fa? E' l'unica cosa che voglio sapere. Mia madre mi fa male con i suoi tentativi di suicidio, con la sua rabbia verso di me, con le sue fasi maniacali. Ieri sono andata a trovarla e fredda e lucida mi ha raccontato per filo e per segno come ha fatto per cercare di impiccarsi.
Voglio sapere solo questo. Siate sinceri

No Bullismo ha detto...

Ho scoperto che mia madre è bipolare, dove posso contattarti? magari avere dei consigli, aspetto una tua risposta.

Grazie!!!!

Anonimo ha detto...

Ciao Stefania, come comprensibile devo essere estremamente riservata. Sono un'insegnante e uno dei miei alunni mi preoccupa molto, la madre è bipolare. Il padre è uno splendido genitore ma non riesco a fargli capire che anche il figlio ha bisogno di aiuto. Ho chiesto inutilmente di avere un colloquio con l'equipe che segue la signora.
Ho bisogno di leggere, di studiare, soprattutto di trovare le strategie e le persone giuste a cui indirizzare questo genitore.
Potreste aiutarmi?

Unknown ha detto...

Ciao mi chiamo Jenny tuttora la mia più grande sofferenza è non poter dire a mio padre cosa succedeva quando lui non c'era ed io ero con la mamma in fase maniacale. ..tuttora mi sento a volte invasa dal mondo...fatico a dare un confine...Sto facendo un percorso. ..sono consapevole che nella sofferenza della mamma non vi è colpa...e il papà ha fatto ciò che poteva. ..Ma io a 40 anni non sono stata in grado di costruirmi una vita sentimentale e non riesco ancora a dare un senso alla vita...Ricordo solo un eterno ciclo di bassi e di alti...così come si può imparare ad amare?

lucilla giulietti ha detto...

Buongiorno a tutti, leggo gli interventi su questo blog da quasi due anni nei quali ho iniziato un percorso di terapia per tentare di gestire il peso di mio padre e della sua malattia. Ho capito solo ultimamente quanto soli e impauriti ci si senta, noi familiari, compagni e amici di persone affette da bipolarismo e non solo. E voglio sinceramente chiedere a tutti voi che scrivete e leggete qui.cosa possiamo fare di piu? Io credo che uscire dalle tane in cui il dolore e la solitudine ci ha rilegati sarebbe un buono e nuovo inizio.organizziamo degli incontri tra di noi, tra chi ha voglio di provare a cambiare strada.Io personalmente sento il bisogno di condividere e confrontarmi con chi veramente sa cosa si prova.potrebbero nascere progetti unteressanti e soprattutto nuovi sorrisi.

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti...
Mi chiamo Irene. Sono giunta su questo blog presa dall'impeto che mi ha portato a scrivere "mia madre è bipolare" su google... Non ho mai pensato che mia madre "sia da psicologo/psichiatra", ma ultimamente ho iniziato a considerare questa possibilità... passa tutto il giorno a parlare malissimo di mia nonna con me, poi chiama mia nonna e parla malissimo di me a lei... poi viene in camera mia e mi chiede se voglio andare in sala a vedere un film con lei... sempre tutto cosi da una vita... ore ad ascoltarla lamentarsi del mondo caricandosi di odio, e se dopo un'ora le dico basta se la prende a morte con me e dice k non la ascolto mai... non lo so...
onestamente potrei vivere anche a due milioni di chilometri da mia madre, non voglio il suo amore o altro, ho solo paura di essere infettata da questa infelicità cronica più di quanto è sicuramente già successo, ma mio padre è molto malato e io sono sempre e comunque ritenuta una figlia degenere... a parte i momenti in cui ovviamente dice che non potrebbe vivere senza di me e che, come alcuni di voi potranno sicuramente capire, mi disgustano

Anonimo ha detto...

Ho trovato questo blog in un momento di forte malessere. Sono una ragazza di 24 anni che da poco ha scoperto che la madre è bipolare, da qualche mese si sta curando, o almeno lei dice di prendere le medicine, ma recentemente mi sono accorta che c'era qualcosa di più. Ripercorrendo tutta la mia vita mi sono resa conto che mia madre ha fatto di tutto per farmi cadere malata, per convincermi che io avessi un problema grave e che avevo bisogno di cure. A 16 anni sfortunatamente mi venne una malattia comune e per nulla grave e da li è esplosa la follia, mia madre diceva che rischiavo di morire, mille esami inutili, e ancora dopo ha fatto di tutto per farmi venire la depressione e c'è riuscita..io ero sola, a casa con lei e non mi rendevo conto di nulla..non capivo che fosse lei il problema. Adesso sono fuori casa da anni per fortuna, ma ho aperto gli occhi solo adesso, solo adesso capisco che tutte le mie sofferenze nascono dalla sua malattia..e mi ritrovo a 24 anni ad non avere una vera vita, e per tutto questo tempo mi sono sentita, e ancora mi sento, in colpa perchè non riesco a reagire, non riesco a studiare.Mi sono ritrovata in alcune parole scritte nei commenti..sono felice di aver trovato questo blog perchè quelle poche volte che provo a sfogarmi con qualcuno non riesco a sentirmi capita. Un forte abbraccio a tutti voi

francesco durso ha detto...

Buonasera

Sono il padre di un ragazzo Bipolare .
Volevo sapere se Zona Monza ci sono dei gruppi che si riuniscono , per confrontarsi e capire come aiutare i n/s famigliari con problemi di Bipolarismo

Grazie

Anonimo ha detto...

Ciao Stefania, questo spazio è prezioso come l'oro....l' ho scoperto per caso peccato così tardi! Così tardi perchè come dici tu di Malattia Mentale e disturbo bipolare non si parla, ne a scuola ne in famiglia, come se fosse un "mostro"! mia mamma è malata da sempre, aveva 14 anni quando gli è stato diagniosticato il disturbo. si è sposata giovane e sono nata io! Giulia, una leonessa non solo per il mio segno zodiacale. i miei nonni quando ero piccola si prendevano spesso cura di me quando mia mamma stava male, nei suoi periodi no con crisi maniaco-depressive loro prendevano in mano spesso la situazione! Sono figlia unica ed adesso a 28 Anni sento la mancanza davvero di un fratello o una sorella, adesso più che mai che sono una donna! Anche se bimba non lo sono davvero mai stata, ho sempre fatto io la mamma di mia mamma e ho sempre tenuto in mano io le fondamenta della mia famiglia! Quando avevo 6 anni ero io a chiamare i miei nonni per fargli correre a casa: Correte! Mamma e babbo hanno litigato! In realtà mamma aveva una delle sue crisi...cosa hanno visto i miei occhi solo loro lo sanno, so solo che avevo capito che se fingevo di stare male mia mamma si concentrava su di me e l situazione tornava alla normalità per modo di dire...almeno questa volta il pericolo del morto (mio padre!) era scampata!! facevo delle scene assurde....degne di un premio oscar! Con il passare degli anni sono venuti a mancare tutti i miei punti di riferimento, i genitori di mia mamma, i genitori di mio padre, il fratello di mia mamma! gli altri parenti si sono tutti allontanati per la sua malattia! siamo rimasti io e mio padre! quando ho realizzato a 18 anni che tutto quello che avevo visto non era "normale" ma dovuto alla malattia di mia mamma ho iniziato a soffrire di attacchi di panico! ho toccato da sola con mano una sua crisi nei miei confronti,mentre prima mi proteggeva adesso se la rifaceva anche con me, mi spacco' davanti con una rabbia inaudita una bottiglia di birra di vetro e io scappai! mio padre è stanco ma giovane...ha solo 53 Anni e una vita di sofferenza accanto a mia mamma! io adesso abito a Roma, mi sono costruita un futuro da sola...perchè chi combatte con la malattia e anche con le difficoltà economiche non puo' che rimboccarsi le maniche e cercare la luce in fondo al tunnel! non potete immaginarvi come mi brillano gli occhi quando posso comprarmi le cose e pagare l affitto con il mio stipendio!fortunatamente mi sono sistemata lavorativamente parlando ma la tristezza per la situazione che ho lasciato a casa mi dilania ogni volta. vorrei essere lì come quando ero piccola a vigilare che non si "ammazzino" vorrei aiutarli entrambi a vivere una vita dignitosa nonostante la malattia! Adesso non ho più paura di confessare agli amici stretti il disturbo di mia mamma....chi mi conosce dice che sono sempre sorridente e piena di vita....quella vita che ho combattutto con le unghie e con i denti e che non è semplice per me! spesso chi appare senza problemi è davvero quello che ne ha di più! Brava Stefania per questa tuo spazio....ripenso a me a 6 anni e vorrei che mi fosse spiegato per bene cos'era quello strazio davanti ai miei occhi, che la scuola in primis affronti il problema....io dico sempre non è tutto oro quello che luccica...dietro ad una bellissima bimba bionda con gli occhi azzurri e sempre felice si puo' nascondere un TRAUMA che si porterà dietro per tutta la vita! vorrei essere più consapevole ed avere soprattutto le armi per affrontare una situazione più grande di me!

Ti abbraccio

Giulia

Unknown ha detto...

Ciao, i miei genitori si sono sposati giovani e si sono messi insieme quando mia madre era in prima superiore e mio papà in quinta,il motivo del loro matrimonio é la voglia di essere indipendenti "uscendo" dalla casa dei propri genitori. Dopo un anno dal loro matrimonio sono nata io e già li sembra che stessero per separarsi per vari motivo, che ora non racconto, fatto sta che per ogni cavolata (dopo 18 anni di matrimonio) mia mamma tira fuori sempre le vecchie storie, dicendo che loro hanno sempre litigato, che mio padre sta con lei solo per me e mia sorella, che non lo vuole più vedere... Fanno questo da quando io ho memoria, ma forse da egoista, io Non voglio che si separano, mi sembrerebbe la capitolazione di tutta la mia vita. Mia madre poi inizia con me e mia sorella e a volte ci coccola, dopo i litigi con mio padre, altre volte quasi ci rinnega e io questo proprio non riesco a capirlo, come può una madre allontanare e allontanarsi dalla propria figlia, so che forse sono sul blog sbagliato e che i vostri problemi sono molto diversi dai miei, ma non sapevo dove sfogarmi e comunque il dolore ci accomuna.

Anonimo ha detto...

Ciao Viola! Grazie per aver creato questo blog, per aver parlato della tua storia e per aver dato spazio a quelle di tantissime persone che hanno vissuto – almeno in parte- lo stesso percorso da figli di persone bipolari. Confesso, la prima volta che ho cliccato sul sito e ho iniziato a scorrere le parole col mouse, ho pianto. Incredula e arrabbiata. Mi sono chiesta ‘come è possibile ci sia così tanta gente che soffre come me in solitudine e isolamento?!’. Incredulità in quanto non pensavo ‘si potesse’ condividere una storia così. Questi miei primi due pensieri dicono molto di come sono cresciuta. Non se ne parla. Anche perché di cosa parlare? La mamma sta male perché è così, è cattiva e st….a. Mica sapevo fosse un disturbo quello suo. Solo al diploma, en passant, mi viene telegraficamente detto. Così come si ricorda al coinquilino che scade la bolletta dell’acqua. Quello il momento che è stato ritenuto giusto per comunicarmelo, quando lui, avendo svolto il suo dovere, se ne va. E lo appoggio perché ha ragione, ha fatto tanto. Di mia madre è la colpa. Mi convinco che sono forte abbastanza. Ce la farò. Poi, pian pianino, le cosa cambiano. Lei sta meglio, dopo una vita che l’ho vista esplodere in tutte le occasioni pubbliche o sepolta collerica nel letto e nella sporcizia sempre incurante della famiglia, per la prima volta, decide di prendere i farmaci. Non tutti, non sempre, ma abbastanza da ridurre i picchi. E lì la mia incredulità diventa rabbia, e la rabbia cresce, ‘perché ora si cura?’. Si, è proprio una st….a. L’avesse fatto prima avrei vissuto meglio e non ci saremmo divisi. Questo suo cambiamento non mi fa stare ancora serena. Spavalda me ne sono andata immaginando una svolta. Ero cieca e sorda. Non avevo ancora capito quanto vuoto avevo dentro. La sensazione di cadere in un buco infinito veramente. E poi ancora, a prescindere dalla distanza fisica, lei torna nei miei pensieri, al telefono, tramite sconosciuti contattati da lei per farmi visita e dirmi delle mie inadempienze da figlia. Come a 7, 12, 15, 19 anni ancora lo stesso meccanismo. Forse ha ragione. Tanto non riesco a lavorare e con gli altri non va, dopo poco allontano tutti perché mi sento sporca, non li merito, potrei inquinarli. Alla fine non mi sento meglio come avevo immaginato. Torno da lei, succube. Ripiombo nel passato. Comunque non sto meglio. Ritento a relazionarmi con gli altri ma non li capisco e viceversa. Isolamento, sento il peso dello stigma tra familiari, amici e conoscenti. Realizzo che la mia strada non sta andando come immaginato. E ripensi alle parole di quell’ insegnante alle superiori, ‘che t’affanni, tanto chi va lo zoppo impara a zoppicare’. Aveva ragione lui?

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti,
sono Federica ed anch'io ho una mamma Bipolare. Vi voglio raccontare la mia testimonianza, al fine di rendervi la vita un pochino più dolce... e farvi ingoiare facilmente la pillola dell'amara consapevolezza della malattia.
Ho 32 anni, sono nata il giorno 22, nella smorfia il numero del matto.
Da bambina ero docile, silenziosa e riflessiva, quando assistevo a repentini sbalzi d'umore e forte ira, non riconoscevo in quella figura mia madre, e soffrivo per lei.
A 10 anni avevo pienamente capito che mia madre era malata mentalmente ed ero smarrita e dispiaciuta.
Nell'adolescenza provavo vergogna della figura materna perché troppo grassa (come ben sapete tutti i psicofarmaci fanno ingrassare).
Quando avevo 19 anni mia madre tenta il suicidio, facevo l'assistente bagnante era l'estate della maturità, mi ero appena diplomata, il quel periodo stavo leggendo in piscina il libro di Virginia Woolf, dove libro e vita temporale ormai si stavano allineando nel susseguirsi degli eventi (ho maledetto il libro e Virginia Woolf).
Mio padre riuscì a salvare mia madre che aveva fatto un gran cocktail di farmaci. Ora che ho 32 anni mi incazzo tutti i giorni perché vuole riprendere a fumare(ha smesso da 5 anni un miracolo!!).
Le sue condizione di salute non sono delle migliori, ha un principio di Parkinson ma il suo è chiaramente un SI alla Vita, anche se 10 minuti prima piange e vuole morire e 10 minuti dopo canta.
Il segreto nell'affrontare tutto questo è nel trattarla semplicemente come una persona "normale", anche se di normale a volte non ha proprio un bel niente. Tante volte urlo (mi sente tutto il palazzo), mi arrabbio e mi sfogo con lei, urlando tante parolacce, ma subito dopo mi passa! La Signora che abita sotto il mio appartamento mi guarda sempre con aria di sufficienza perché sente le mie sfuriate, e mi viene in mente un passo della Bibbia: perchè guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?
Per la malattia mentale non esiste cura ... miei cari caregivers ma sicuramente ognuno di noi avrà dentro di sé innescato un processo di amor proprio per sopravvivere alla mancanza di affetto materno, siamo molti forti, personalmente non ho sviluppato nessuna dipendenza.. a 6 anni dovevo già essere indipendente! Il mio consiglio: sopportazione, un briciolo di ironia, e mettere leggerezza ad una vita pesante!! Sfogatevi nello sport, urlando, cantando.
La depressione e l'esaurimento della figura materna deve essere affrontato, accettato e combattuto! Amatevi fortemente e amate vostra madre profondamente e troverete sempre la strada giusta.

Anonimo ha detto...

Ciao e grazie per il blog. Sono Marco ho 32 anni e mia mamma e bipolare praticamente da prima che io nascessi. Ha sempre assunto farmaci prima litio poi evoluzioni della terapia fino all attuale.
Purtroppo annualmente nonostante le cure ha sempre crisi depressive che la portano a fare terra bruciata intorno e a autodistruggersi. Da figlio unico hi sempre vissuto questa cosa molto male cercando di stare il più lontano possibile ma non è facile perché il legame tra mdare e figlio e forte e non si spezza . Purtroppo ci vuole solamente la pazienza di un santo e tanta forza mentale ancHe se è dura e chi come noi ci passa può capire ma chi non lo sa non può nemmeno immaginare come ci si sente. Un consiglio è una richiesta di aiuto potremmo incontratci per parlarne che so a un convegno? Avete un sito o un forum o una helpline? Mi rendo conto che la cosa più importante è creare una rete di contatti e aiuti. Io non stando più a casa non posso esserci sempre e anche se mio padre la ha sempre gestita ho sempre cercato di parlarci insieme e aiutarla.
Comunque grazie per i commenti non mi sento più solo .

mary ha detto...

ciao a tutti, anche mia madre è bipolare...purtoppo in questo periodo il suo umore ha iniziato a salire...il suo medico ha "aggiustato" la terapia. ..ma ancora lei non è se stessa...io sono esausta, dorme poco si sveglia in continuazione e come ri distrai esce e combina un sacco di guai.
sono veramente adirata, nessuna collaborazione...le persone che ti emarginano sono davvero pesanti. ..lei avrebbe bisogno solo di un po di comprensione. ..invece ci preoccupiamo di chi ha un tumore ma non una malattia mentale. ..perché giustamente la mente nn si ammala...è solo una questione di volontà. ..io sono stanca e stufa di affrontare questa cosa da sola...perché alla fine son sicura cedero'

Claudia Civico ha detto...

Ciao sono claudia civico ho 13 anni e credo di avere una mamma bipolare... purtroppo. Io ho incominciato a capire bene quello che mamma faceva e quello che mamma è solo negli ultimi anni ma mio padre mi ha detto che ora è solo peggiorata mi ha detto che lui negli ann prima riusciva a nascondere a me e mia sorella un po la verità ma nn puo tenere tutto nascosto e così quando ho cominciato a capire io sono la sua spalla su cui piangere e lui per me il suo confidente. Prima si arrabbiava ogni 3 mesi poi ogni mese e ora ogni 2 settimane prima odiava a morte mia sorella che l'ha fatta diventare un'asociale ora con mia nonna e mio padre e ora anche con me. È arrivata a dire perfino che io sono la seconda moglie di papà solo perchè siamo sempre daccordo sui discorsi che facciamo o perchè anche a me piace molto il calcio o solo quando parliamo per quanto sia malata è arrivata a chiamare pedofilo mio padre e a minacciare di andarsene per fare la prostituta. Lei non capisce quanto mi fa male cerco di non piangere davanti a mio padre per non farlo sentire in colpa ma io pango e lei non capisce quanto mi fa male VORREI SCOMPARIRE nn so se qualcuno leggerà quello che ho scritto ma ho bisogno che qualcuno sappia come mi sento qualcuno che lo sta vivendo come me e che mi dia una mano a non sentirmi sempre una merda xfavore :_-(

Marti ha detto...

Ciao Stefania e tutti,
leggere questo blog e i vostri commenti è di conforto dopo l'ennesima crisi delirante di mia madre. Ho 27 anni e una storia travagliata alle spalle come tutti voi. Sono cresciuta con i genitori divorziati, perdendo mio papà prima di avere la maturità per conoscerlo davvero. Tante volte mi chiedo come sarebbe stata la mia vita con il suo supporto. Mia madre soffre di manie di persecuzione da quando sono nata, in particolare individua il centro del suo malessere nel posto di lavoro, ma purtroppo non solo. Non riesce ad avere un rapporto equilibrato con nessuno la circondi (sua sorella, sua mamma, gli amici...) e questo ha provocato un isolamento attorno a lei. Ormai più di 10 anni fa ha subito un TSO, ho scoperto solo molto tempo dopo che gli assistenti sociali avessero il mio fascicolo aperto e che i miei zii erano pronti ad adottarmi perché ancora minorenne. In quel periodo mia mamma era molto violenta anche fisicamente con me e io non capivo ancora il perché dovessi subire schiaffi, insulti...mia nonna, per fortuna, mi ha sempre accolta a casa sua nei momenti peggiori, ma non ha mai capito del tutto, come il resto della mia scarna famglia d'altronde, che il problema di mia madre fosse una vera e propria malattia e non il suo carattere. Gli anni seguenti al TSO sono trascorsi tra alti e bassi, con grandi difficoltà per ottenere una sua costanza nelle cure farmacologiche. Nell'ultimo periodo purtroppo la situazione si è di nuovo fatta acuta e temo che si renderà necessario un nuovo TSO. Parallelamente a questa mia "vita segreta" mi sono laureata, ho seguito un master e fatto diverse esperienze lavorative che non mi hanno però ancora permesso una vera e propria indipendenza economica. A volte però, quando sono nei momenti più bui, mi chiedo perché, nonostante la sensazione di non farcela più, sono ancora qui. Vorrei sapere cosa mi spinge a rimanere fisicamente accanto a lei, nonostante il dolore e la sofferenza che mi provoca, anche se involontariamente. Per un periodo mi sono fatta seguire da una psicoterapeuta che mi ha letteralmente cambiato la vita e mi ha aiutato a vedere tutta questa situazione dal punto di vista di mia madre, di come continui ad andare a lavorare in un posto dove crede che tutti ce l'abbiano con lei (perché nella sua testa tutto ciò è reale), di come mi dimostri il suo amore più grande escludendomi dalla cerchia dei "cattivi". Grazie alla psicoterapia insomma ho capito che mia mamma soffre di una malattia che non ha meno dignità di un'epatite o un tumore. Per questo motivo, anche se sarà difficile, ho deciso che dedicherò in parte la mia vita a combattere, come ha fatto Stefania e tanti altri, per dare dignità alle malattie psichiatriche, ai malati e ai loro familiari. Per troppi anni ho sofferto in silenzio, vergognandomi per la malattia di mia madre, ma non è giusto! Le malattie mentali sono più diffuse di quello che si creda ed è necessaria una sensibilizzazione della società per evitare l'emarginazione dei malati e dei caregivers.
Scusate il lungo sfogo.
Un abbraccio a tutti.

Unknown ha detto...

Ciao a tutti, mi chiamo S. sono una ragazza di quasi 21 anni, ho una sorella di 4 in meno e ho la mamma bipolare. Un mese fa, la notte tra Natale e Santo Stefano é stata ricoverata tramite TSO, per l'ennesima volta, la terza che io riesca a ricordare. Ora come ora sto cercando di riprendere in mano i miei pezzi e riattaccarli, ma rimane la preoccupazione del dove andrà poi mia madre, terminata questa degenza. Ha distrutto la mia famiglia, e ad oggi, né io né mia sorella e tanto meno mio padre la rivogliamo a vivere con noi, perché il dolore è stato martellante ed incessante per mesi. Lo psichiatra curante ci ha messo di fronte al fatto che potrebbe non essere l'ultimo ricovero, al che io mi chiedo, e chiedo se é possibile tutelare la nostra salute mentale, il nostro diritto ad una vita serena, prendendo in considerazione il fatto che forse la convivenza con lei non é più la strada giusta. Che forse sarebbe da far intraprendere a mia madre un percorso in una struttura adeguata, non ho alcuna intenzione, specie dopo le varie torture psicologiche (non mi vergogno ad usare un termine così pesante) di perdere il lavoro per cui tanto ho faticato per starle dietro, e troverei assurdo che mio padre facesse altrettanto, o mia sorella perdesse gli studi. Per far star bene una persona é logico spingere a pazzia certa un intero nucleo familiare? È possibile dire "no" arrivati ad un certo punto? Sto cercando delle soluzioni, delle risposte, non auguro nulla di negativo a mia madre, ma é inutile cercare di rimetterla in un contesto che ha inaridito all' estremo. Siamo essere umani anche noi.

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti. Mi chiamo S. ho 21 anni e mia madre é bipolare. La notte tra Natale e Santo Stefano di un mese fa é stata ricoverata tramite TSO per l'ennesima volta. La terza che io possa ricordare bene. Al che, senza elencare la distruzione che ha creato nel contesto famigliare e personale, ho trovato questo blog, in cerca, se possibile, di risposte. La mia paura più grande sta nel fatto che a fine degenza lei possa tornare a vivere con me, mia sorella (di 4 anni più piccola) e mio padre. Sembra quasi impossibile poter parlare con qualcuno prendendo in considerazione di far vivere mia madre in una struttura adeguata, anche per un discorso "organizzativo": mia sorella ovviamente frequenta le superiori, mio padre è autista ed é via di casa tutto il giorno, e io pure lavoro, assistere mia madre significherebbe gravare su uno di noi 3, il che lo trovo impensabile. Oltre al fatto che, per salvaguardare il suo benessere si comprometterebbe anche quello nostro,anche a livello mentale, vista la gravità della situazione. É possibile esercitare un diritto si tutela della propria persona? Non auguro nulla di negativo a mia madre, che pur sempre mia madre é, ma forse le strade dovrebbero separarsi, almeno temporaneamente.

Sabrina ha detto...

Ciao Stefania, ciao a tutti, sono ore che cerco di postare un commento molto lungo che non riesco in nessun modo a tagliare, mi sembrerebbe incompleto se lo tagliassi. Allora ho pensato di fare il contrario: di scriverne un altro con ciò che reputo essenziale. Reputo essenziale complimentarmi con te, per il tuo coraggio, per i tuoi percorsi, per la tua scelta di rompere il silenzio, quel silenzio terribile che non da alle cose i nomi che le cose hanno, perché farlo è il primo atto rivoluzionario. E perché in questo modo ti chiami dietro le voci di tante persone, quanto meno tutte quelle che hanno lasciato i commenti prima di me. Tanto dolore, tantissima sofferenza, piaghe che non guariscono. Ma anche tanta speranza, quella che nasce dalla condivisione e dal rispecchiamento. Mi piacerebbe poterti scrivere "in privato", credi sia possibile? Un abbraccio.

Electric Ladyland ha detto...

Carissima Sabrina, con enorme ritardo, per il quale mi scuso, sono a ringraziarti per le tue parole, preziose perché mi ricordano un cammino iniziato più di 7 anni fa e che ancora continua, nonostante difficoltà, apparenti interruzioni, necessarie rimodulazioni e ripartenze.

In questo momento ho potuto constatare l'importanza e, forse un giorno, spero!, la possibilità concreta di passare dall'essere un "folle" donchisciotte solitario a membro di una squadra compatta e unita da uno schema di gioco per puntare insieme all'obiettivo.

Che dire? Cerchiamo di tener duro, senza perdere di vista se stessi e la propria serenità, a prescindere dai sogni e dai compiti che ci siamo dati nella vita e che, talvolta, possono costarci cari, se non poniamo i necessari e salutari limiti.

Un forte abbraccio!

Se vorrai scrivermi, la mia mail è: electric.ladyland80 [chiocciola] gmail.com

Anonimo ha detto...

Come vi capisco!
Ho 32 anni e mia mamma è bipolare da quando ne avevo 6. Sono quasi 10 anni che grazie a farmaci e terapie che stabilizzano l umore, ora non ha più ricadute per fortuna.
Il problema adesso è tutto mio. Come tutte voi ho gravi problemi di relazione, tendo a cercare sempre attenzioni e a drammatizzare qualunque evento mi accada.
Sono in terapia da poco e spero di poter rimettere insieme i cocci della mia vita. Purtroppo avendo vissuto la situazione da molto piccola, ho enormi buchi su eventi accaduti e spero con la terapia di scovarli per poter elaborare il dolore e superare i miei traumi.
Grazie di aver creato questo blog perché, sembrerà assurdo, ho scoperto solo ora di non essere l unica figlia di madre bipolare.

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